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Il viaggiatore occasionale

"È la classica sfiga del viaggiatore occasionale," ci stava spiegando Andrea, mentre attraversavamo la strada per andare alla fermata del tram. "Quello che prende i mezzi pubblici una volta, proprio l'unica che per un problema imprevedile fanno ritardo: l'impressione che gli rimane è che lo facciano sempre, il ritardo".
Il tram era ovviamente in orario. E come avrebbe potuto essere altrimenti: siamo a Milano! E Andrea è certamente il più indicato a darci lezioni, in questo campo, dato che lui i mezzi pubblici - treni, metropolitane, linee tramviarie - li progetta e li realizza in mezzo mondo.
L'argomento era scaturito dal ritardo di oltre un'ora con cui noi tre stavamo muovendoci attraverso una Milano tanto ordinata quanto grigia di nuvole e pioggia, diretti a un appuntamento preso ben tre mesi fa: la rimpatriata con gli amici conosciuti su Orpheas la prima settimana di agosto. E anche dalla nostra personale necessità di scrollarci di dosso, qui a nord, il cliché del 'romano pigro che fa sempre ritardo'. Cliché perfettamente giustificato, tengo  precisare, nel nostro caso. Ma non questa volta.

Questa volta, infatti, ci eravamo svegliati alle sei di mattina per essere sicuri di prendere il Frecciarossa delle nove e mezza da Termini. Il viaggio in teoria dura trenta minuti: eravamo arrivati appena in tempo. Il treno superveloce, poi, il fiore all'occhiello delle patrie ferrovie, era partito in orario per arrivare a Milano con 75 minuti di ritardo. 
In effetti mezza Italia era allagata, e i binari dell'alta velocità da Orte a Bologna erano interrotti. Andrea, del resto, preparatissimo sull'argomento, ci ha assicurato statistiche alla mano che i Frecciarossa viaggiano in orario praticamente sempre. La sfiga dei viaggiatori occasionali, appunto.

Sono passati quattro giorni, quattro giorni di pioggia battente fortunatamente spesi bene in casa di amici.
Per tornare a Roma scegliamo Flixbus. Abbiamo trovato una corsa scontata che, partendo alle nove e mezza da Lampugnano, ci depositerà direttamente a Tiburtina nel tardo pomeriggio. Non abbiamo fretta, oggi, e ci possiamo permettere di perdere un po' di tempo in pulman.
Ci svegliamo quindi all'alba, per scoprire immediatamente che alle tre di notte Flixbus mi aveva inviato un sms: a causa di inconvenienti di servizio il tuo autobus non è più disponibile, connettiti al sito per scegliere un'altra soluzione di viaggio. Alle tre di notte.
Non solo. Alle quattro, visto che io, ma che strano, non avevo ancora risposto, un altro sms mi aveva avvertito che ci avevano pensato loro. In allegato il biglietto aggiornato, con partenza ritardata di un'ora, e un cambio non previsto a Firenze dove avremmo dovuto attendere un'ora e mezza in mezzo al nulla.
Stranamente il prezzo del biglietto aggiornato era esattamente uguale al precedente. Con un'unica, importante eccezione: invece del posto davanti al tavolino - prenotato pagando un supplemento magicamente sparito nel nulla - ci era stato assegnato un posto qualsiasi. Del resto il tavolino non c'era proprio, sul nostro nuovo pulman. E nove ore di viaggio con le ginocchia puntate sul sedile di fronte, ché non avevo sufficiente spazio nemmeno per tenere sulle gambe il computer aperto, non era esattamente quanto avevamo programmato. Ma, si sa, capita, al viaggiatore occasionale.

Arriviamo a Roma - ce ne accorgiamo dalle buche - che è notte, e per completare il viaggio mi viene la geniale idea di evitare la metro e salire direttamente su un treno. La soluzione proposta dalla app della nostra compagnia nazionale è estremamente ragionevole: partenza alle otto, arrivo a Pomezia Santa Palomba prima delle nove. C'è da fare un cambio a Tuscolana e uno a Termini.
Il convoglio arriva a Tuscolana e noi scendiamo insieme a una mandria stanca di pendolari incalliti. Dobbiamo andare dal quarto al primo binario ma nella caciara non sappiamo se il sottopassaggio è alla nostra destra o alla nostra sinistra: la mandria si divide in parti pressocché uguali e per quanto guardiamo non si vede nessuna indicazione. A parità di probabilità, prendiamo la direzione sbagliata. Non facciamo quasi in tempo ad accorgercene che sul primo binario la nostra coincidenza arriva. La soluzione di viaggio propostaci dalla app prevedeva, scopriamo ora, che noi battessimo il nostro record personale sui 200 piani. Da ex mezzofondista veloce arrivo in tempo per sbattere una mano sulla porta chiusa, porta che nessuno mi riapre nonostante sia tutto ancora fermo. Conto fino a dieci, poi a venti, poi a trenta, e il treno riparte. Il prossimo passa tra quaranta minuti, quindi anche la coincidenza a Termini salta: invece che alle nove saremo a Pomezia Santa Palomba alle dieci. Che sfiga, il viaggiatore occasionale.

Arrivati a Termini abbiamo un'ora di attesa. Fa freddo, e per riscaldarci decidiamo di investire i nostri spicci in una cioccolata calda. Per non allontanarci troppo scegliamo il distributore automatico del binario tredici, quello da cui dovrebbe partire, forse, il nostro treno. Inseriamo le monete e osserviamo i sapienti meccanismi della macchina mettersi in moto. Sentiamo il rumore degli ingranaggi, e il braccio meccanico si sporge, all'interno, per versare il liquido che abbiamo appena pagato. Peccato che la sapiente macchina dimentichi di mettere il bicchiere, e la cioccolata coli miseramente tra le lamiere. Dopo aver aggiunto zucchero e cannella il distributore automatico apre la finestrella e aspetta, paziente, che noi ritiriamo l'inesistente bicchiere pieno della nostra inesistente bevanda. Cose che capitano, a chi viaggia di rado.

Il treno per Pomezia parte in orario. Dopo appena venti minuti l'altoparlante annuncia la nostra stazione, e ci ritroviamo, io MaLa e molti altri passeggeri, nel corridoio, in attesa della fermata. Passano i minuti.
"Non vi sembra che sia passato troppo tempo?" dice uno.
"In effetti qui sembra quasi Campoleone" risponde un altro, dopo aver osservato attraverso il vetro impolverato.
"Dal gps del mio telefono risulta che siamo oltre, in aperta campagna...!" aggiunge un terzo.
"Ma no, dai, avremmo visto la stazione passare..." questo sono io, forte della statistica: non possono mica capitare tutte a noi, oggi.
E invece sì, sono capitate proprio tutte. Una voce annuncia che per un 'Inconveniente di esercizio' non è stato possibile fermarsi a Pomezia, e dobbiamo scendere alla stazione successiva per tornare indietro di una fermata con il prossimo treno, in arrivo tra quarantacinque minuti. Poco dopo, a Campoleone, il giovane controllore, circondato sulla piattaforma del binario da un'orda di pendolari inferociti, rischia il linciaggio. Continua ad addurre come scusa l'inconveniente di esercizio, come significasse qualcosa, fino a che messo alle strette da una maestra d'asilo particolarmente pedante, e molto ma molto avvelenata, traduce la frase in italiano: si sono dimenticati. Hanno saltato Pomezia perché erano distratti.
"Ma tanto c'è il prossimo treno," conclude. E con un agile balzo salta dentro lo scompartimento, si chiude dietro la porta e, protetto dal vetro, dà il segnale di partenza.
Quello che nella teoria avrebe dovuto essere il nostro treno scompare nella notte gelida, lasciando sul binario non solo noi, ma anche una massa informe di pendolari di ogni età e colore, rassegnati a centellinare le ore di sonno quotidiano tra un andata faticosa e un ritorno impossibile.

La sfiga del viaggiatore occasionale, però, non finisce qui.
Il prossimo treno, infatti, è in ritardo.

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