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Visualizzazione dei post con l'etichetta MaledettoCharter

Colpa di Roberto

Sono almeno cinque giorni che le previsioni, costanti e regolari, preannunciano per oggi l’arrivo di forte meltemi. Mentre io e altri venti deficienti siamo arrivati in porto per tempo, e siamo qui da ieri, tu arrivi oggi, anzi, oggi in serata, perché non potevi certo perdere uno dei tuoi preziosi giorni di noleggio fermo in banchina.  Già il porto non è il massimo, si balla anche da questa parte, ma oltretutto - ovviamente - i posti migliori sono ormai andati da tempo: anche così però tu scegli il peggiore, nel porto peggiore dell’isola peggiore, con questo vento che già si sapeva sarebbe arrivato.  Arrivi, scrivevo, e ti metti sopravento centrale al molo, cali l’ancora a cazzo e vieni in banchina ululando ordini misteriori e contraddittori. I tuoi clienti/amici/equipaggio o chiunque essi siano, li mandi tutti a terra a fare spesa, in modo che quando l’ancora speda, perché ti ricordo che l’hai messa a cazzo e nonostante il vento al mascone non te ne sei curato, non hai nessun...

Libertà e carte di credito

A Lipsì è ora di pranzo. La banchina tace, sonnolenta. Unico rumore il meltemi che fischia tra le sartie delle barche ormeggiate. Noi siamo accanto al Clara, un bel Lavezzi di una gentile coppia francese. Sottovento è arrivato, poco fa, Alessandro. Entrato in porto mi ha visto in banchina, ha messo la prua sopravento, ingranato la retro e, appena libero dalla mia catena, calato l’ancora. Trenta secondi dopo aveva già dato volta alle cime e ci stavamo stringendo la mano. Ora, scrivevo, tutto tace tranne il vento. Ho barche ben ancorate alla mia destra e alla mia sinistra, sessanta metri di calumo, sei cime di ormeggio. E chi m’ammazza? Ci sentiamo così sicuri che decidiamo, prima del caffè, di brindare ad oltranza con il prosecco avanzato da ieri. “Carlo!” mi sento chiamare, l’accento emiliano di Ale. Esco, e lui mi indica una barca che gira frenetica davanti alle nostre prue come un’orca intorno a una foca ferita. “Sono loro” mi informa. Loro chi? Poi li riconosco: i panzoni di Agathon...

Il triangolo no

Il molo sopravento, quello che piuttosto vado in rada col frigo vuoto e ceno coi serpulidi raschiati via dall’elica, è giustamente quasi vuoto. Lui però si vuol mettere in mezzo agli unici due catamarani. Solo che, nonostante la indefessa, onnipresente, sovradimensionata elica di prua, cala l’ancora troppo sottovento (indizio: quando il vento al traverso è davvero forte il massimo che puoi fare con quell’aggeggio è tenere ferma la prua mentre la poppa scade. Del resto anche con il solo motore c’è sempre un limite oltre il quale il vento ti conviene fartelo amico, in manovra, e far andare la prua dove lui suggerisce. Mi azzarderei addirittura ad affermare che oltre i venti nodi, almeno per le normali barche da diporto, comincia a vedersi la differenza tra chi sa come si manovra e chi crede che il numero 51.5 dopo la scritta Hanse sia la versione del software) . Quindi quando arriva in banchina si spiaggia sullo spring del catamarano, e poi sulla sua fiancata. Da terra gli urlano di rida...

Buddah, Dante e il Cavaliere Nero

Sono qui, davanti a me, turchi e vittime di loro stessi. In mezzo al porto su uno yacht grigio di dimensioni "vorrei ma non posso" nuovo di pacca. Due ragazzi in maglietta bianca al musone di prua, l'armatore e la sua bionda industriale sul fly bridge, ai comandi. La loro ancora a pennello, incastrata sotto tutte le altre. Ecco il porto di Simi alle cinque del pomeriggio di un giorno di agosto in cui in Turchia, qui davanti, è festa nazionale. Arriviamo - come sempre nelle ultime settimane - in due barche: io al timone di Orpheas, il 48 piedi dove stiamo sfangando il clou della stagione, MaLa prodiera e addetta al primo vaffanculo a prua (in questo operiamo come un rasoio bilama, lei alza il pelo e io lo taglio) e Ale con Kallikratis. Eravamo convinti, illusi, di essere in orario per trovare posto. Ah! Un grosso motoscafo galleggia a mezzo porto con l'ancora incastrata sotto due catene. Un altro gli gira intorno, in attesa di una mossa falsa del primo per calar...