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Visualizzazione dei post con l'etichetta Sardegna 2011

Ricordando l'estate – Inverno 2012

Ma sono davvero stato io? Eravamo noi appena sei mesi fa, in maglietta di cotone e cappello di lana, costume slabbrato e guanti da vela da due lire? Eravamo io e Manuela quelli spinti dal vento per quattordici ore al giorno? Mi sembra così improbabile ormai che quei ricordi siano davvero miei. Avrei più facilità a credere di averli sognati, o di aver letto in un romanzo di avventura il racconto dei sogni di qualcun altro. O forse è adesso che sto sognando, di essere su un divano nell'inverno di Roma, mentre là fuori l'Atlantico scorre e scorre, e scorre, lungo le bianche murate della Duna. Nel mio sogno meno probabile fuori c'è la neve. Ne è caduta tanta negli ultimi giorni, e altra è prevista a breve. È un inverno tosto, il clima sta cambiando e, quello che è peggio, gli alberi di Roma non sono "botanicamente adatti" a sostenerlo. Almeno questo sarebbe il motivo, secondo il nostro sindaco, per il quale i rami crollati ostruiscono le strade come...

Me, Myself & my Boat

Il sole è alto nel cielo, quando accostiamo decisamente a SSE nel canale tra Calasetta e Carloforte. Il vento è teso, accelerato forse dal passaggio tra le due isole. Proseguiamo al lasco in un mare nervoso. L'uscita dal porto è stata rocambolesca. Ormeggiato col vento al giardinetto di sinistra, decido inizialmente di assecondarlo accostando a dritta, per poi uscire in retromarcia. Tutto bene sulla carta, ma nella realtà sottostimo lo scarroccio - forse scottato dalle brutte esperienze passate con la barca da lavoro a motore, in alluminio e con un bel fly bridge - e l'effetto evolutivo dell'elica destrorsa: sono timoroso e ingrano la retromarcia in anticipo. Prima di avere manovrabilità mi sono avvicinato troppo alla barca alla mia sinistra e finisco col timone sulla sua cima di ormeggio. C'è da dire che le cime di ormeggio, qua a Calasetta, vengono giù quasi parallele al pelo dell'acqua, lasciando libero un esiguo passaggio di pochi metri, al centro del cana...

Il piccolo fiocco inglese

# ... ### by C.P. ##### created: mercoledì 5 ottobre 2011 03:23:24 Ora Legale Europa Centrale ---   Usciamo da Porto Palma con la sola randa, preoccupati di evitare l'orda di derive che popola il passaggio. Sono così tante che mi perdo nel cercare di stabilire le precedenze in quel caos in continuo mutamento. Mi limito allora a proseguire in rotta, mura a dritta, costretto a fidarmi della manovrabilità altrui e sperando che nessuno si senta così sicuro della sua bravura da venire a scuffiare sotto la mia prua. All'ancora è successo. Due giorni fa, non certo ieri, con quel vento che ululava tra le sartie, che sollevava onda fin sotto i pontili della scuola nautica, appena sottovento alla costa. Ieri una delle poche barche alla fonda insieme a noi (ma lei alla boa, noi su due ancore appennellate) aveva il tender che le sventolava dietro come un aquilone che cerca di scappare a un bambino troppo piccolo per quel gioco. No, ieri le derive non avrebbero potuto prendere il mar...

Un porto sicuro

Ecco il vento. Arriva da destra, montando piano piano. La tela si tende, la vela si gonfia e la barca si accoccola un poco sul fianco. Spengo il motore e mi dò da fare al fiocco. Mano mano che la drizza ala la penna a riva, il mucchio informe di tessuto, consumato, macchiato, sdrucito dagli anni, si trasforma aprendosi al vento come i petali di un fiore si schiudono al sole. Bianchi contro l'azzurro del cielo. La vela si riempe, il vento rinforza e la barca prende finalmente vita. L'acqua canta ora sulla carena. Il mare si scansa risalendo il dritto di prora davanti a noi, e ci insegue, e ci spinge da poppa con le sue onde più gentili. Sbandati quanto basta sul fianco sinistro, navighiamo veloci verso il nostro ridosso notturno. Non ci sono spruzzi, nonostante il bianco delle creste sia ben riconoscibile ora tra il blu intenso che ci circonda. È una lunga corsa, e noi la assecondiamo regolando le vele, correggendo la rotta, controllando con bussola e binocolo il nostro pr...

Di notte

Veleggiare di notte in un mare buio. Il cielo di ghisa, bucato da milioni di stelle. Orione chino sul suo arco mira con cura l'occhio del toro, corrugando lo sguardo accecato dal bagliore delle Pleiadi. Mi perdo nei colori delle stelle, mentre il mare respira potente. Il suo abbraccio instancabile stringe lo scafo spingendolo sulla sua rotta. Eterno e immutabile, il mare, il cielo, questa notte stellata. Siamo persi in un nero senza tempo su un guscio di plastica e metallo. Il Mare non sa che siamo qui, che incidiamo per pochi attimi la sua pelle, senza lasciare traccia del nostro passaggio. E queste onde che montano in silenzio da occidente sono cieche e sorde alla nostra presenza: un attimo di esitazione, una cresta che frange un po' prima di quanto era scritto, e via. Il fronte squassa la barca e si allontana oltre la prua, scomparendo nel buio. Senza rumore. E noi senza rumore, attenti a non disturbare il sonno degli Dei, navighiamo verso l'aurora, aspettiamo pa...