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Giorno #4 - km 1113 - To Megàlo Problema

Siamo in montagna, da qualche parte sopra Kavala, e fuori piove.
Siamo arrivati qui in serata, ieri, dopo aver pagato il nostro riscatto ai doganieri turchi. Entrati in Grecia, poi, la macchina ha cominciato a fare un rumore strano, un cigolio deciso proveniente, secondo i miei calcoli, dalla frizione. Lo fa a folle, aumenta a pedale premuto, e lo fa un po' meno in marcia. Cuscinetto reggispinta? Volano? Ce lo dirà il meccanico, solo che oggi è domenica e "Olla ine klistà".
Ieri sera, scrivevo, siamo arrivati sferraglianti davanti a questa villetta sperduta tra le montagne, siamo scesi, abbiamo bussato, e abbiamo scoperto che la proprietaria non sapeva nulla della nostra prenotazione. Panico, più suo che nostro, telefonata al figlio, unico della famiglia e forse del villaggio a parlare inglese, soluzione del problema: noi andiamo a mangiare mentre lei prepara la camera.
La cena è stata a dir poco commovente. Una trattoria pulita, calda, con il vociare greco in sottofondo. Ecco: c'è una gradualità anche nel sentirsi straniero. Nel sentirsi alieno al luogo e alla lingua. Le chiacchiere, attorno a noi, sono un dolce rumore. Familiare, forse, ma pur sempre rumore, da cui esce ogni tanto qualche parola ben scandita, o ben conosciuta. Malaka, katalaves, yamas, e poco altro. 
E pure comprendendo poco di questo greco un po' montanaro, parlato rapido e con uno strano accento, quasi catalano, il suono stesso della lingua è un tono più accogliente del pur ormai familiare turco.
Quel poco di greco che riusciamo a mettere insieme, però, ci basta  per ordinare fegato caramellato (sikoti karamelado), sgombro affumicato (sgumbro kapnistò), salsa all'aglio (skordalià) e agnello cotto in forno con il limone (arnaki lemonado). Delle squisitezze che divoriamo con le lacrime agli occhi, accompagnandole con il tanto sospirato ouzo.
Arrivati in Turchia, lo scorso autunno, proveniente dalle isole greche, eravamo rimasti positivamente colpiti dalla varietà di cibo. Di là puoi recitare a memoria il "catalogo" del ristorante ancora prima di essere entrato: sono sempre gli stessi quindici, venti piatti, contorni compresi, mentre in Turchia c'è di tutto, compresa tanta cucina greca. Qui invece, nel continente, abbiamo faticato a scegliere. E soprattutto, il nostro appetito, il nostro corpo e la nostra anima sono stati coccolati per tutta la sera dai proprietari. E questo nonostante la difficoltà di comunicazione.
Stanotte, poi, ha piovuto a dirotto. Per provare a riaccendere la macchina e stimare il danno ho dovuto aspettare non solo spiovesse ma anche che la strada nel mezzo, trasformata nel frattempo in un torrente fangoso, si asciugasse.
Inutile dire che il rumore c'è ancora, ed è preoccupante quanto e più di ieri. Parlo col marito della signora, in greco, ovvio, e mi metto d'accordo per domani mattina: avrio to proì, quando andremo insieme (ta pame mazì) dal meccanico, qui in paese. Per oggi quindi rimarremo qui, al caldo, a riposarci e a scrivere, in attesa di conoscere il nostro prossimo futuro.
E a far asciugare la macchina. Perché in tutta la confusione di ieri sera il finetrino lato passeggero è rimasto completamente aperto per tutta la notte. E ha piovuto a vento.
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PS: Nel pomeriggio, quando tutto sembra ormai destinato a scivolare senza altri casini verso seconda la prevedibile cena da Naftis, bussano alla porta. Un ragazzo basso, con tutta la ciccia concentrata nei bicipiti, assurdamente simile al fratello di una persona che ho conosciuto assai bene e che certo non può essermi venuto a trovare qui a Krinides, mi chiede se questi sono i "Geoge's apartment". Lo sono, e indirizzo lui e la bionda fidanzata Lituana verso il balcone della signora, quello che ieri sera abbiamo fatto fatica nel buio a trovare.
I tipi hanno prenotato per una settimana la camera dove stiamo dormendo, quella dove dovremmo dormire anche stasera, visto che mi sono accordato col padre del proprietario per andare dal meccanico domani mattina.
Ci ritroviamo tutti davanti all'entrata, a parlare in greco. Io me ne andrei anche subito, e infatti MaLa sta già cercando un altro posto, se solo potessi trasferirmi a piedi o comunque senza rischiare di rompere definitivamente la macchina. Il padre del proprietario capisce bene la situazione, e infatti non mi chiede di farlo. I due ragazzi capiscono anche loro, e non provano nemmeno a insistere. Io capisco che la bionda non ha nessuna intenzione di passare una settimana sperduta tra le montagne, che lei e lui avevano già litigato sull'argomento mentre venivano su, e questa per loro è l'occasione perfetta per riavere indietro i soldi senza dover nemmeno spiegare le loro ragioni e, anzi, dando la colpa a George.
Tutti, poi, capiamo che George ha seri problemi di comunicazione, sia con Booking.com che con la propria famiglia. 

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