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Visualizzazione dei post con l'etichetta Mediterraneo occidentale 2012

La Denunzia

“Est e es un parque natural: no se puede venir aqu ì alegramente”: e il “non intiendo” preparato con cura negli ultimi 10 minuti mi muore in gola soffocato dalla vergogna. Tutto comincia il giorno prima... anzi no, due giorni prima – meglio essere precisi quando ci sono di mezzo dichiarazioni ufficiali. Siamo a Maiorca, costa sud, ormeggiati di poppa alla banchina in pietra di Porto Cristo. Il porticciolo è abbastanza economico, trentasei euro a notte - e siamo in pieno agosto! - i bagni sono defilati ma decenti (questa è l'opinione maschile, quella femminile è “decenti ma defilati”), l'acqua e la corrente elettrica incluse. Per l'acqua, a dire la verità, bisogna noleggiare l'adattatore in capitaneria, e poi cercare di infilarlo nell'attacco della colonnina senza dare troppo spettacolo. Vana speranza, nel nostro caso: ne usciamo zuppi nel fisico e nell'orgoglio, e come noi chiunque si sia adoperato in nostro aiuto. Solo l'intervento deciso di un ormegg...

Attacco notturno

Nella tarda mattina di un giorno particolarmente sereno, verso la  fine della scorsa estate, dopo aver seguito la costa francese da Marsiglia a Mentone, e poi la Riviera fino a San Remo, accostiamo a destra dirigendo la Duna verso Capo Corso. Il vento è davvero poco, ma il cielo è blu, il sole gentile, il mare calmo, e noi, alla quinta settimana di viaggio, abbiamo raggiunto il grado di fatalismo sufficiente ad accettare, in una giornata come questa, una velocità di appena tre nodi pur di tenere il motore spento e conservarci in armonia con quello che cominciamo a considerare il nostro privato Universo. Le previsioni ci danno ancora qualche giorno di tranquillità prima dell'arrivo della prossima perturbazione - ormai la stagione si va guastando - e noi non siamo ormai lontani da casa. Francamente, non abbiamo nessuna fretta di tornare. Tutta la mattina e metà del pomeriggio scivoliamo sotto randa e genoa, spinti da una brezzolina leggera. Ma poi, lontano dalla costa, ni...

Incatenati a Saint Tropez

Saint Tropez, una mattina di settembre. Uno sloop di circa 10 metri tenta di indovinare il tempo per entrare nel piccolo porto senza intralciare né essere intralciato dal via vai incessante di imbarcazioni di ogni tipo. Il timoniere sembra abbastanza nervoso, si guarda intorno, forse prende una decisione. Sì: accosta sulla destra e si dirige verso il molo d'accoglienza, dove secondo il portolano è possibile sostare qualche ora per fare cambusa. I due marinai della capitaneria notano le vele di prua consumate, imbrogliate alle draglie, la vernice opaca e scrostata delle fiancate, gli oblò sigillati col nastro adesivo. Senza pensarci due volte fanno cenno di no prima con la mano, poi sbracciando sempre più violentemente in risposta ai cenni dello skipper, fino a che questi rinuncia, torna in rotta e prosegue verso il bacino che si apre pochi metri più avanti con la speranza non tanto di trovare posto, ma almeno di avere acqua a sufficienza per girare la barca e tornare fuori.  Qu...

Molto dopo la crociera

I mesi passano, ma il ricordo di quest'estate rimane vivido nella memoria. Non c'è stato un momento speciale in tutte le 1315 miglia che a Civitavecchia hanno legato Santa Teresa, Mahon, Palma, Barcellona, Marsiglia, Nizza, Menton, Capo Corso, l'Elba il Giglio e Giannutri per tornare, infine, di nuovo a Civitavecchia. O forse tutti i momenti, ogni singolo attimo è stato speciale. Ogni singolo miglio, ogni metro scavato tra le onde, ogni onda stessa, sonora sullo scafo, ogni minuto di luce, il sole che ci accompagnava instancabile da est verso ovest incantandoci ogni giorno con colori strazianti. Ogni nuvola foriera di buoni venti o venti di tempesta, ogni calma surreale - mare e cielo fusi in una lastra di liscio marmo azzurro - ogni cambio di vela notturno. A ovest, sempre più a ovest. Ridossandoci dalle burrasche, cucendo le vele strappate, rizzando l'attrezzatura affaticata. Svegliandoci di notte a controllare la tenuta delle ancore. Un turno dopo l'al...