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Visualizzazione dei post con l'etichetta Riflessioni

L’unico post dell’anno?

Un mio amico mi ha chiesto, proprio l’altro giorno, se avessi abbandonato questo blog. Gli ho risposto “certo che no”, per poi subito dopo ritrovarmi a fornire scuse per non avere, in effetti, pubblicato nulla negli ultimi mesi. Perché, mi sono reso conto, quasi l’intera estate è scivolata via senza che io abbia raccontato nulla di me, o di lei. Eppure di avventure ne abbiamo vissute. Dal cantiere di Limni a Orei, alle Sporadi, a Sithonia nella Calcidica, e poi Athos, e tutto il golfo fino ai luoghi che videro Aristotele fanciullo. E Thassos, e Samotraki. Limni, poi, e Lesbo e infine Psarà. Il tutto accompagnato da amici, a bordo e ancora di più fuori: incontrati nei porti e nelle rade, accompagnati in traversate, sentiti per telefono o seguiti su internet. Una comunità diffusa che esiste e resiste nonostante sia ormai palese che, come già scrivevo lo scorso anno, le praterie sconfinate si siano ridotte a poche isole, pochi moli. Nonostante tutto sia o stia per essere monetizzato, sfru...

LaBora

Ho fatto una cazzata. Di quelle che poi raccontano gli altri, su di te, terminando poi con “Chi sa poi perché l’ha fatto, non era da lui”. Invece ho avuto fortuna, e sono qui a raccontarlo io in prima persona, senza giustificazioni finali a risollevare la mia figura. Sono ancora vivo, e avrò spero altre occasioni per farlo. Sempre che abbia un senso. Sono fuori casa per lavoro da tre settimane. Da due qui a Marina di Ravenna. Sono tre settimane che mi alzo all’alba, scendo al porto sperando di trovare il bar aperto per un caffè - ancora non ho capito che orari faccia, il bar - arrivo in barca, monto i computer, collego i cavi, accendo il motore e aspetto il mio collega spagnolo. Lui in realtà è Basco. A parte dal cappello, lo si può subito indovinare dall’aspetto alto e allampanato, duro e silenzioso, appena stemperato dal suo essersi ribellato in giovane età: scoperto il sole a Tenerife, durante gli anni dell’università, a prendere il freddo di Bilbao non c’è più tornato. Ma il giovan...

La vergogna

Qui a Lipsi è pieno di barche, soprattutto italiani, soprattutto - ora che si approssima il ferragosto - charter. Charter, di per sé non significa nulla. Chiunque può noleggiare una barca. Tanto che noi siamo fortunati, e ci troviamo accanto a Marco e al suo equipaggio, e circondati dalla flottiglia che lui ha organizzato e guida.  Marco è uno esperto, tanto esperto. Ma non se ne vanta. È una caratteristica che esce fuori evidente, prepotente, nel momento stesso in cui mette piede in banchina e comincia ad aiutare tutti, con la pazienza, la gentilezza e la modestia che solo chi è davvero sicuro di sé può permettersi. Marco, ahimè, è un'eccezione. In sole 12 ore, limitandomi a queste ultime per non dover scriverne un romanzo, ho visto cose che hanno fatto impallidire il mio pur traumatico ricordo degli skipper russi ubriachi di Poros. Ieri pomeriggio la quinta barca di Marco, quella con il comandante "non proprio bravo", come lo aveva definito eufemisticamente Riccardo, ha...

La relatività dell'essere cicala

Siamo arrivati in cantiere da quasi una settimana. Abbiamo scostato i teli di copertura, liberato la dinette alla meno peggio, lasciato le nostre valigie semiaperte sulle sedute del pozzetto, sgomberato la cabina di poppa giusto per avere un posto dove poterci sdraiare. Qui davanti a noi, dall'altra parte del viale polveroso che separa le file di barche verso mare dalle file di barche verso monte, c'è una coppia di anziani pensionati tedeschi che ricordo di aver incontrato lo scorso anno a Naxos. Lui si vantava di essere l'unico in Mediterraneo - oltre me, aveva appena scoperto - a calare ancora in porto andando di prua per poi girarsi in banchina. Io gli avevo risparmiato la brutta notizia che la nostra manovra viene chiamata in Toscana alla viareggina (cit. il T, che me lo ricorda ogni volta con lo stesso finto, divertito disprezzo), e ci sarà pure una ragione. Loro sono continuamente, ora dopo ora, all'opera. Noi ci svegliamo tardi e lentamente scendiamo la sc...

L'inerzia, o la ricerca della stabilità

È notte, sono a letto e guardo il soffitto. Dalla piccola finestra di questa mansarda la luce della luna piena entra a carezzare il nostro sonno. Ma io non dormo. Ascolto, qui vicino, il mare. Il suo respiro regolare, il suo russare quieto come quello di un anziano parente, un po' burbero, i cui interminabilli racconti hanno il gusto malinconico di avventure passate eppure possibili. Possibili eppure passate. Ho fatto ancora una volta le valigie. Ho impacchettato tutti gli oggetti che mi hanno aiutato a vivere in questa casa negli ultimi due mesi e li ho caricati in macchina, impilandoli poi in un garage lontano da qui. Ho piegato i miei tappeti da nomade con i gesti istintivi del nomade che sposta il suo accampamento con la  nuova stagione. Le stelle sono in posizione, anche quest'anno è tempo di migrare. Ma il nomade i cui pronipoti hanno tessuto questi tappeti sapeva, ogni anno, dove andare. E quando, e dove, sarebbe tornato. Era, a suo modo, un pendolare. Aveva la sua ...

Tutto finisce

Dondolo sulla mia amaca, a prua, cullato dal rollio. Allungo la mano appena alla mia destra, raggiungo il recipiente arancione e ne estraggo una manciata di cubetti di ghiaccio. Li lascio cadere nel bicchiere, poi aggiungo dell'acqua, infine mi sporgo ancora di più, rischiando di cappottarmi, e arrivo alla bottiglia dell'ouzo che mi accompagna fin da Samos. E che sta per finire. Lo verso lentamente, piso piso , in modo che rimanga a galleggiare in superficie, morbido come una nuvola di settembre, forte e delicato come lo scafo della Duna all'ancora nella rada di Lakki. Intanto il sole cala lentamente dietro la collina, portando con sé il vento che, appena poche ore fa, ha coperto di sale me e le mie vele. Lontano, verso nord, il castello di Lero controlla i dintorni. Mi sento al sicuro. L'estate, questa lunga, colorata, faticosa e meravigliosa estate, sta per finire. Ancora poche scorribande in taverna, di quelle in cui con occhio solo apparentemente distratt...

Il salto del pesce

Stamattina c'era un pesce, nel mio tender. Piccolo, che mi stava in una mano. Scappando dal temuto predatore insieme a tutti gli altri avrà pensato "Ammazza che salto, sto avanti a tutti, col cazzo che mi prende, si fottano loro" ed è finito nel mio tender, a morire rinsecchito.  La velaia di Samos, Finlandese, me lo diceva proprio la scorsa settimana: "Massimo due anni, poi abituati all'idea che la tua randa morirà". Così diceva, ma non era questo. Ha perso il marito, Greco, ed è rimasta incastrata in quell'isola con due figli piccoli, ed è stata dura. "È inutile fare programmi: la vita in un attimo manda all'aria tutto". Questo, mi diceva, e mi ha toccato.  È morto un mio amico, pochi mesi fa. Era giovane ed aveva la risata più potente del Mediterraneo. Più in là non so, perché non sono ancora stato. Aveva progetti, immagino, o forse aveva in progetto di averli, ma senza fretta, c'è tutta la vita davanti. Tutta.  "Lavo...

Conavigazione 2017

Come sapete, lo scorso anno ho inaugurato il progetto di conavigazione ( qui il link ), messo in atto poi con un discreto successo e molta soddisfazione. I vecchi e i nuovi amici venuti a bordo non solo si sono trovati bene, non solo continuano a salutarmi, ma mi hanno già contattato per conoscere la rotta di questa estate e provare a raggiungermi. Alcuni sono stati coprotagonisti delle avventure narrate nel mio ultimo libro  e, sorprendentemente, non hanno avuto di che lamentarsi né di quanto da loro vissuto né di come lo ho raccontato. Date le premesse, mi sembra naturale riproporre anche quest'anno la stessa formula di imbarco e condivisione. Qui sotto provo a sintetizzare la rotta finora più probabile. La affinerò via via in base alla vostra partecipazione, al meteo effettivamente incontrato e alle mie curiosità del momento. La navigazione comincerà i primo di giugno da Poros . Non c'è una data precisa perché dal 2 al 5 il cantiere che ospita la Duna sarà fermo ...

La randa rollabile

Una storia che non parla della randa rollabile, della quale non mi frega assolutamente nulla. Però ho attirato la vostra attenzione.  Sono in bagno quando Roberto mi chiama per la prima volta. "Carlo vieni su a vedere" mi fa, con quel tono di voce che sottintende "Non è urgente ma non metterci troppo". Io mi asciugo di corsa le ascelle e salgo, in mutande e canottiera di lana. La canottiera di lana mi serve ormai da una settimana per proteggermi dal meltemi di fine settembre, insieme al cappello dello stesso materiale e alla cerata quando siamo in navigazione verso nord, cioè tutti i giorni; Roberto è il conavigatore che ha scelto volontariamente di attraversare insieme a me, contovento, l'intero Egeo dal Dodecaneso al golfo di Atene.  Il mio conavigatore mi indica al di là della nostra prua. La barca inglese che stanotte è riuscita non so come a infilarsi tra noi e la spiaggia - non pensavo fosse possibile dare ancora più in là di dove l'ho data...

La ricerca del Graal

“All paths are the same: they lead nowhere. ... Does this path have a heart? If it does, the path is good; if it doesn't, it is of no use. Both paths lead nowhere; but one has a heart, the other doesn't. One makes for a joyful journey; as long as you follow it, you are one with it. The other will make you curse your life. One makes you strong; the other weakens you.”  ― Carlos Castaneda, The Teachings of Don Juan: A Yaqui Way of Knowledge Sono seduto su un alto sgabello al tavolo di un gyros qui ad Adamas, Milo. Neanche un'ora fa ho dato àncora dopo aver puntato il molo, staccato il motore e affidato il timone ad Arthur. Apri frizione, stringi frizione, ha fatto testa: apri di nuovo, ma non troppo. Di nuovo io al timone, 180 da guappo e via in banchina. La scusa ufficiale, anche con me stesso intendo, è che ho finito la birra. In realtà è da Leros che non tocco un porto, e comincio ad avere fisicamente bisogno di gente intorno. Strano, non lo avrei mai detto. E...

Le infinite possibilità future

La vita è una giovane donna stesa accanto a te. Sembra dormire, beata nel sole di luglio, e se fai attenzione puoi sentire il suo respiro rilassato, profondo. La pelle nuda delle sue spalle, del suo collo, è profumata e liscia e abbronzata del colore dorato delle spiagge di Ios. Desideri con tutto te stesso toccarla, o almeno sfiorarla carezzarla, ecco che le tue dita si muovono da sole con un'intenzione che non pensavi tua, ma poi si fermano, a pochi millimetri, là dove ti sembra di sentire il suo calore nonostante il tepore estivo. Hai paura di svegliarla. Di più, non sai come reagirà al suo risveglio: accetterà la tua carezza, o si scuserà imbarazzata lasciandoti in fretta? E allora rimani così, immobile, quasi trattenendo il respiro, a cercare di credere di sentir fluire qualcosa nonostante la distanza, ad assaporare tutte le possibilità future, che il tuo gesto rimandato - solo di un altro poco, promesso - lascia intatte.  È così che vedo sfuggire le isole più belle, in...