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Giorno #5 - Km 1420

All'ingrasso.

Difficile riassumere in poche righe la giornata di ieri. Sì, perché, nonostante i nostri rigidi programmi e tutte le buone intenzioni, non abbiamo trovato il tempo per metter giù il nostro diario se non questa mattina. E quindi eccoci qui, seduti al tavolo d'angolo di in un bar buio e deserto di Badia Polesine a pigiare impulsivamente sulle rispettive tastiere.
La TV è accesa e sintonizzata su un programma di intrattenimento trash, la proprietaria cinese è al telefono con un connazionale con evidenti problemi di udito - passati o futuri - e nel retro due giovani disagiati fissano imbambolati le slot machine, l'infilare meccanicamente le monete loro unico movimento. Preferisco tornare a ieri.

Valle d'Aosta, sveglia all'alba per salutare Giovanna, Stefano e Saretta. Giù per la valle con il dubbio se prendere o no l'autostrada. Dobbiamo essere a Parma per pranzo, ma stiamo viaggiando a risparmio e non vogliamo arricchire più del lecito la Società Autostrade. Il compromesso ci costa 45€ e un'ora di ritardo. E questo nonostante guidi per la maggior parte del tempo MaLa, che - forse anche grazie agli scarponi invernali - ha il piede piuttosto pesante sull''acceleratore. La C3, pur essendo vecchietta, ha un bel motore e il volante assai leggero, il che mal si accosta all'abitudine della guidatrice di utilizzare una delle due mani per acconciarsi i capelli e l'altra per scaccolarsi (lei negherà, ovviamente, a riguardo) mentre supera a 130 all'ora file e file di camionisti turchi. Ma sopravviviamo appena in tempo per arrivare da Alessandro e Angela prima che lui finisca di scolarsi da solo la prima di una lunga serie di bottiglie di lambrusco. Aiutare gli amici è un dovere, oltre che un piacere.

Con lui parliamo dei Caraibi, dove siamo stati insieme due mesi fa, e di Cuba, dove speriamo di andare, sempre insieme, il prossimo anno. Parliamo di questa estate, quando navigheremo di conserva per tutto agosto lui su Kallicratis e noi su Orpheas (a proposito: abbiamo ancora posto nelle prime settimane del mese). Parliamo di questo nostro viaggio, apparentemente a zig zag per chi dovesse seguire la geografia del territorio e non quella del cuore.

Dopo un pranzo sontuoso ci fa visitare il suo caseificio, ci spiega, ci racconta e poi, saputo che noi, nel nostro piccolo vorremmo provare a fare il formaggio in barca - siamo stati istruiti a riguardo dall'amico Vittorio della Casina di Caiolo, a Barbarano Romano -  ci dà un po' di caglio professionale da portare con noi. È una polverina bianca, e non avendo altro contenitore a disposizione la mettiamo nel dito di un guanto usa e getta in lattice. Le altre dita le leghiamo, strette, dando al pacchetto la forma di un ovulo. L'aspetto finale è piuttosto equivoco, e vi pregherei di tenerlo a mente quando, tra una decina di giorni, passeremo la dogana turca. Spero di raccontarvi in prima persona come sarà andata, o quantomeno di farvi avere un indirizzo dove spedire le arance.

Con il salame, i cappelletti e il lambrusco ancora in circolo ci mettiamo di nuovo in viaggio diretti questa volta da Rachele, amica storica di MaLa, che ci ospiterà per la notte. Rachele ha un ristorante-resort vicino Ferrara, e appena arriviamo, anche qui con due ore di ritardo, ci offre quantità esagerate di prosecco le cui bollicine vanno a sposarsi con le cugine del lambrusco di poco fa. I matrimoni tra consanguinei, lo sanno tutti, non dovrebbero essere consumati, ma noi non paghi dopo aver mormorato un poco convinto "Ma no, non abbiamo per niente fame" ci sediamo al tavolo a noi riservato e ci facciamo antipasto primo secondo contorno e dolce. Dai primi calcoli approssimati con quello che ingurgitiamo tra pranzo e cena potremmo andare avanti una settimana, ma ogni senso di colpa viene sedato dalla consapevolezza che stiamo per lasciare l'Italia per sei mesi, e "Tutte queste cose in Turchia mica ci sono". Ce ne sono altre, in realtà, ma affronteremo il problema quando se ne presenterà occasione.

Per la cena Rachele ci porta una bottiglia di Amarone e, visto che in Turchia non lo troveremo, ce lo stendiamo qui. A metà pasto comincio a sentirmi come Alessandro Magno in India, quando per evitare le malattie trasmesse dall'acqua maleodorante lui come il suo intero esercito bevevano solo vino. Non so se avete presente la scena del film di Oliver Stone in cui il famoso condottiero, ottenebrato dall'alcol, trafigge con la lancia Clito durante una lite scoppiata per motivi assolutamente futili e ingigantiti dalla sbornia generale. A Civitavecchia si racconta anche della "Cena dei fornai", dove cominciarono a tirarsi per scherzo delle molliche di pane per poi finire a coltellate. A farla breve, c'è un momento della cena in cui il mio campo visivo si restringe e qualsiasi commento, su qualsiasi argomento, è accolto come provocazione da lavare col sangue. Lo stesso sguardo sanguigno e diffidente mi arriva dall'altra parte del tavolo, o forse questa impressione è un altro degli effetti paranoici dell'alcol stesso. Fortunatamente all'improvviso raggiungiamo il fondo della bottiglia, arriva il dolce, arriva Rachele con l'amaro e tutto si schiarisce, tutto torna normale e bellissimo come il primo giorno di primavera dopo i mesi di letargo invernale. Rimaniamo attorno a un tavolo, noi tre, a chiacchierare nel locale vuoto fino alle ore piccole.

Arrivati in stanza dovremmo trovare la forza di accendere il computer e scrivere della giornata, ma nell'angolo accanto alla grande vetrata che dà sul giardino, vuota e triste, c'è una vasca a idromassaggio: una dura scelta, che impieghiamo a dirimere circa dieci secondi.

È per questo che ora, dopo esserci svegliati alle undici e aver fatto colazione e aver passato ancora qualche ora con Rachele a raccontare e ad ascoltare, ci ritroviamo in questo bar di periferia, la cui proprietaria cinese ha terminato da tempo la sua telefonata e ci osserva come fossimo marziani, coi nostri computer dalle tastiere rumorose che fanno concorrenza alle slot machine del retro, a scrivere il nostro diario. Oggi è un altro giorno.

PS: MaLa arriva alle otto di sera senza perdere il telefono. Poi si rifà nascondendoselo nel suo stesso zaino e, recuperatolo grazie all'intervento del sottoscritto, dimenticandolo di nuovo un attimo dopo. Sempre nello stesso posto.

MaLa, invece, l'ha vista così.

Ringraziamo affettuosamente Riccardo, Manuela e Archimede; Antonella, Renzo e Fabio; Giovanna, Stefano e Saretta; Vittorio e Anna; Alessandro e Angela; Rachele e Buggy.

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