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In the wake of a wish

Seconda alba sullo Ionio. La prima, ieri, malata e cisposa dopo una notte mal dormita, in slalom tra pescherecci, navi da crociera, mercantili e losche barche non identificabili. È singolare come a volte sembra facciano apposta per metterti in difficoltà: tu le avvisti da lontano, credi di indovinare la loro rotta, correggi la tua, viri a volte, per prenderti il sicuro, ed ecco che loro accostano per rimettere la prua dritti su di te. Viri di nuovo – magari mi son sbagliato, pensi – ed ecco che, tempo pochi minuti, nuovamente te le ritrovi puntate a cercare la collisione.

Lo ammetto, nella mia paranoia – dovuta certo anche alla stanchezza, salpato alle 3 del mattino dal molo di Milazzo per trovare la corrente favorevole nello stretto, e qui ci starebbe un'altra parentesi che però evito di aprire – dopo un'ora buona di questi giochetti con un'imbarcazione che peschereccio non era, diporto non sembrava, priva di insegna, matricola, bandiera, e che ad ogni virata finalizzata ad evitarla rispondeva cambiando rotta in modo da avvicinarsi sempre più, un pensierino ad armare il fucile da sub per infiocinarne uno prima dell'ormai probabile abbordaggio l'ho fatto. Paranoia, dicevo. Il mare in solitario è anche questo.

Ma questa seconda alba mi vede ben sveglio e riposato. Ormai fuori da ogni rotta commerciale, lontano dal raggio di azione dei pescherecci, discretamente fiducioso nel radar e certo di non avere gasolio a sufficienza per atterrare a Cefalonia se non a vela, ieri notte ho spento il motore e bordato la randa in modo che sbattesse il meno possibile nella bava di vento al lasco con onda lunga al mascone, e controllato che l'abbrivio della Duna, poco più di un nodo, fosse almeno nella direzione giusta, me ne sono andato bellamente a dormire a prua.

Come consueto ogni cambiamento nei movimenti della barca mi sveglia, e a metà nottata mi sono ritrovato di nuovo in coperta a constatare soddisfatto che il vento era rinforzato e ora viaggiavo a 3 nodi, ma ho ritardato a issare anche il genoa, preferendo continuare il sonno interrotto. Qui non c'è nessun altro, oltre me, per decine e decine di miglia.

Ora, in pozzetto, viaggio lentamente, pigramente, comodamente verso la mia destinazione. Il genoa gonfio ondeggia seguendo il rollio dell'albero mentre a prua il sole fa la sua apparizione al posto d'onore riservatogli nello sfarzoso corteo di colori che precede l'alba. Una tazza di caffè caldo, la schiena appoggiata al cuscino, i piedi nudi che accarezzano il teak. Lo sguardo si perde nella nostra scia, e la scia si perde lungo lo Ionio, lo Stretto e le Eolie le Pontine e ancora su, fino a Civitavecchia, per quasi 700 miglia ormai. L'acqua appena solcata si richiude in piccoli gorghi che disturbano per un attimo le onde, poi, con un brivido, il vento fa di nuovo presa sulla superficie liquida e le increspature riprendono forma, si trasformano, giocano a rincorrersi, diventano creste, si fondono, si confondono.

E mi vengono in mente le riflessioni di Goran Schildt, scritte solcando queste stesse acque con la sua Dafne, su come sia pericoloso far provare all'Uomo la felicità perché egli non potrà più farne a meno e dovrà necessariamente inseguirla e perseguirla ancora, ad ogni costo.

Ecco, oggi quell'Uomo sono io.




Commenti

  1. Beh Carlo...complimenti.. non ho altre parole... forse un po' di invidia per il coraggio che hai avuto a farlo da solo..anzi..senza forse.. bravo.

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  2. Sono felice di aver letto questi tuoi pensieri: un regalo nell'ennesimo pomeriggio da schiavo delle piramidi, una promessa per il domani. Grazie e buon vento!

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  3. Una bella impresa grande quanto la tua soddisfazione! Bravo carlo.

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  4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  5. Grazie amici. La verità è che ha fatto tutto la barca, io mi sono limitato ad evitare di commettere cazzate troppo grosse :)

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  6. i bersagli a volte scartano .......altre guadagnano.........non sento la distanza.......

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