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Banane

Io e MaLa dormiamo, in teoria, nella cuccetta di prua. Trattasi di una tomba a pozzo di forma triangolare, profonda quanto basta a non arrivare alle maniglie dell'osterigio quando sei sdraiato, ma a colpirle con il cranio non appena provi a sollevarti sulle ginocchia per uscire, con un giaciglio centrale abbozzato nella pietra contornato da ripiani ove può trovare posto un modesto corredo qualora esso sia composto solo da bende eventualmente intrise in uguenti contro il mal di schiena. Perché ce l'avrai, il mal di schiena, domattina. Io e MaLa, dopo una prima notte infernale, abbiamo stabilito a maggioranza assoluta che sarà meglio dormire in dinette. Questo comporta smontare il tavolo centrale, aspostarne a forza le gambe in alluminio e inzepparne altre, sempre in alluminio, tagliate sapientemente di una misura tale da lasciare tra il tavolo stesso e i divani circostanti un gradino alto il giusto per spostare la vertebra di colui che si addormenti di traverso senza però rec...

Aspettando il salame

Danilo e Luisa hanno portato un salame dall'Italia. L'idea è quello di affettarlo all'ora dell'aperitivo, ma il primo giorno non siamo tutti: Nerino e Carmen hanno perso l'aereo per un soffio, rimanendo con un palmo di naso davanti a una porta chiusa e a una hostess sbeffeggiante. Per cui non possiamo mica aprire il salame! Si tratta di un salame speciale, prodotto da un agriturismo delle sue parti, ci tiene comunque a precisare Danilo. Il secondo giorno lo passiamo in rada appena fuori da Le Marin. Dovremmo essere tutti, oggi, ma Nerino e Carmen non sono rintracciabili se non a tarda ora: appena sbarcati a Martinica il loro telefono smette di funzionare. Alessandro, che li aspetta a terra al pontile di Sant'Anna, riesce a riportarli a bordo solo a notte fatta. La notte qui si fa intorno alle sei del pomeriggio, per cui potrebbe essere il momento buono per aprire il salame di Danilo. Peccato che nel salire finalmente a bordo Alessandro urti con gli occhia...

La manovra

 "Prova a manovrare tu, oggi, così senti come si muove un cat con due motori" Mi dice Ale, andando lui all'ancora. Siamo a Petit Saint Vincent, isola privata piena di sabbia bianca, palme e bungalow esclusivi da 700 euro a notte. Intorno a noi, ancorati a 100 metri dalla spiaggia, non c'è nessuno: è per questo che mi vengono affidati i comandi di questo gigantesco - per i miei standard - catamarano. Dalla mia ho una lunga esperienza professionale con svariate barche a motore: la Pleamar stessa ne aveva due da 220 cavalli e l'ho ben manovrata per mezzo Tirreno. Per questo salgo al timone certo di cavarmela alla grande. Anzi, per dirla tutta, convinto di non dover dimostrare niente a nessuno. E in effetti va tutto liscio. Ale mi indica con la mano dove andare - dal fly di questo Lagoon si vede a malapena la prua, e non certo la catena dell'ancora -  e io lo seguo. C'è un po' di vento, come ho premesso, e per non toccare il timone (cosa del resto inuti...

La risacca

Stamattina, nel vedere un anziano navigatore arrivare in spiaggia con il suo tender, prepararsi con meticolosa cura all'atterraggio e poi finire in acqua con il motore in panne e il gommone rovesciato, non ho certo riso. E neanche mi sono sentito migliore di lui. Ieri sera, infatti, Alessandro avrebbe voluto tirare a sorte per stabilire a chi toccasse tornare in spiaggia a prendere gli ospiti. Io però avevo la sensazione che toccasse a me, che lui si fosse sacrificato altre volte in questi giorni, e così mi sono offerto volontario. "Vado io, così poi te lo faccio pesare per i prossimi tre anni" e sono montato sul tender, dopo aver messo in tasca la torcia. Mi sono allontanato nel buio e ho puntato la spiaggia. Mi sentivo molto skipper. "Ricordati della risacca!" Alessandro che mi ha urlato sottovoce per non svegliare le innumerevoli barche che abbiamo dietro, qui a Salt Whistle Bay, Piccole Antille. Eravamo arrivati ieri mattina, io, lui, MaLa e sei ospiti ...

Gli antichi

Le Pleiadi tremolano sul teatro di Knydos come al vento le ali di una farfalla che si riposa sul suo fiore notturno. Timide ma sicure nel loro cammino celeste, si innalzano lente da dietro i monti della penisola e scrutano di lontano la baia e le sue moderne creature. Noi siamo arrivati a metà pomeriggio. Stavamo per ancorare al centro, su otto metri di sabbia, quando un urlo dei nostri vicini ci ha distratto. "Che dicono?" "Non lo so, non si capisce" "Andiamo a sentire" e interrompo la manovra per avvicinarmi alla grossa barca anonima alla nostra sinistra. L'urlo proviene dalla donna, in acqua. Ce lo ripete pari pari un paio di volte mentre galleggia tenendo fuori solo la testa bionda coperta da un cappellino da baseball bianco, e sentendolo da più vicino pare in effetti contenere dei suoni articolati. Vuole comunicarci qualcosa, ma cosa? Fortunatamente il marito interviene come interprete. "Andate ad ancorare laggiù" "Dobbiamo ancor...