Passa ai contenuti principali

Follow by Email

Aspettando il salame



Danilo e Luisa hanno portato un salame dall'Italia. L'idea è quello di affettarlo all'ora dell'aperitivo, ma il primo giorno non siamo tutti: Nerino e Carmen hanno perso l'aereo per un soffio, rimanendo con un palmo di naso davanti a una porta chiusa e a una hostess sbeffeggiante. Per cui non possiamo mica aprire il salame! Si tratta di un salame speciale, prodotto da un agriturismo delle sue parti, ci tiene comunque a precisare Danilo.
Il secondo giorno lo passiamo in rada appena fuori da Le Marin. Dovremmo essere tutti, oggi, ma Nerino e Carmen non sono rintracciabili se non a tarda ora: appena sbarcati a Martinica il loro telefono smette di funzionare. Alessandro, che li aspetta a terra al pontile di Sant'Anna, riesce a riportarli a bordo solo a notte fatta. La notte qui si fa intorno alle sei del pomeriggio, per cui potrebbe essere il momento buono per aprire il salame di Danilo. Peccato che nel salire finalmente a bordo Alessandro urti con gli occhiali la cima di sollevamento del tender, e che gli occhiali cadano in acqua. Per un pelo non si tuffa nel buio per salvarli: ha il telefono in tasca.
Si butta invece Norberto, con la torcia di Alessandro. Norberto è astigmatico, e la torcia di Alessandro, scopriamo presto, non è subacquea. Per rispettare il lutto degli occhiali persi dal comandante neanche stasera si apre il salame. Però, ci tiene a precisare Danilo, è prodotto da maiali allevati con metodo tradizionale, da un'azienda familiare.
Il terzo giorno Norberto accetta la mia sfida, anzi, la previene: lo trovo la mattina che impasta la farina comprata al supermercato in una sorta di focaccia che Valentina guarnisce con cipolle e che, nonostante il forno del catamarano non sia propriamente professionale, fa bella figura durante l'aperitivo serale. La cipolla, pare, si sposa male con il salame di Danilo, la cui apertura viene pertanto rimandata. È così buono che è meglio degustarlo da solo, ci tiene a precisare il proprietario.
Il quarto giorno qualcuno lascia trapelare un'indiscrezione secondo la quale il salame di Danilo non esiste. Tale indiscrezione, però, è in palese contrasto con un'altra versione della storia, secondo la quale tale salame stia già al suo quarto viaggio. Offeso da tanta sfiducia, Danilo si dichiara disposto ad aprire oggi stesso il salame, mettendolo a disposizione per l'aperitivo serale. All'ora dell'aperitivo, però, il gruppo scende a Canuan, occupa il bar locale e ne esce due ore dopo completamente ubriaco. Tornati a bordo con due bottiglie di prosecco si continua a bere durante la cena e, infine, si scatenano le danze. Dopo i balli di gruppo organizzati da Antonella, dopo il trenino guidato da Valentina, la serata ha il suo apice con l'esibizione di tango di Nerino e Carmen. Nella confusione alcolica nessuno ricorda a Danilo la sua promessa. E comunque con il prosecco il salame non lega.
ll quinto giorno, a ora di pranzo, finalmente qualcuno mette in tavola il salame di Danilo. In realtà rassomiglia al salame che abbiamo comprato al Carrefour di Le Marin, sia come aspetto che come sapore. In effetti è il salame che abbiamo comprato al Carrefour: quello di Danilo avremmo potuto mangiarlo in serata, se non avessimo già prenotato la cena a base di aragosta a terra: insaccati e crostacei non sposano bene, e così il salame rimane nella sua cabina. Peccato perché è stagionato al punto giusto, tiene a precisare Danilo.
Il sesto giorno sono sveglio alle sette, a impastare la biga preparata il pomeriggio precedente. Alle undici Renata si accorge della pizza in lievitazione e la commenta poeticamente. Fanno eco gli altri, meno aulici. Danilo precisa che il salame con la pizza pomodorini alici e olive non si accompagna come meriterebbe, ci vorrebbe piuttosto una focaccina bianca. Scacco matto: il panno umido appoggiato sul tavolo della cucina si alza come un sipario, mostrando l'impasto turgido e arrendevole destinato alla focaccina bianca.
Incoraggiato da Luisa, sotto gli occhi di tutti Danilo fuga ogni mala diceria aprendo il sacchetto sottovuoto portato dall'Italia. Prima ancora del salame, ne sentiamo l'odore. Lo affetta con cura, attento a non rovinarne la grana, e lo impila su un piatto di portata. Eccolo in tavola, accanto alla mia pizza, a due focacce e ai supplì che MarLa ha preparato questa mattina. Il pranzo è sontuoso, e viene spazzolato via meticolosamente tra vino, birra, chiacchere e risate.
Il salame finisce, come finiscono i supplì, come finisce la pizza e le focacce. Non rimane nulla per Alex, il rasta che arriva a bordo a prendere le prenotazioni per la grigliata di stasera, stranamente alla stessa ora in cui, appena dieci giorni fa, aveva "vinto" un piatto di amatriciana appena condita.
Danilo, da una parte, è indaffarato con un pacchettino. Lo avvoltola con cura, lo sigilla, lo mette in frigo dopo avergli fatto accuratamente posto lontano dalle pareti.
"Cos'hai lì dentro, Danilo?" chiede MarLa, nel tentativo di mantenere il controllo della cambusa.
"Il salame: non penserete mica che l'ho tagliato tutto... Questo lo teniamo per la prossima occasione." E con un sorriso sardonico e trionfante sigilla la porta del frigo. Ricomincia la suspance.

Commenti

Post popolari in questo blog

La randa rollabile

Una storia che non parla della randa rollabile, della quale non mi frega assolutamente nulla. Però ho attirato la vostra attenzione.  Sono in bagno quando Roberto mi chiama per la prima volta. "Carlo vieni su a vedere" mi fa, con quel tono di voce che sottintende "Non è urgente ma non metterci troppo". Io mi asciugo di corsa le ascelle e salgo, in mutande e canottiera di lana. La canottiera di lana mi serve ormai da una settimana per proteggermi dal meltemi di fine settembre, insieme al cappello dello stesso materiale e alla cerata quando siamo in navigazione verso nord, cioè tutti i giorni; Roberto è il conavigatore che ha scelto volontariamente di attraversare insieme a me, contovento, l'intero Egeo dal Dodecaneso al golfo di Atene.  Il mio conavigatore mi indica al di là della nostra prua. La barca inglese che stanotte è riuscita non so come a infilarsi tra noi e la spiaggia - non pensavo fosse possibile dare ancora più in là di dove l'ho data

Improbabilità infinita

La Heart of Gold si stava avvicinando al punto cruciale del suo viaggio interstellare. Di lì a pochi minuti sarebbe stata risucchiata dalla forza di gravità e sparata a tutta velocità attraverso il canale centrale della nebulosa fino allo spazio libero, vuoto e sicuro che la separava dalla sua destinazione finale. Aveva poco tempo, perché il flusso gravitazionale, ora favorevole, si sarebbe invertito in meno di un’ora. Ai comandi, Arthur scrutava con attenzione le orbite degli asteroidi più vicini, quando Trillian esclamò proccupata: “C’è un oggetto in rapido avvicinamento dietro di noi”. Il computer anticipò le loro intenzioni proiettando sullo schermo principale l’immagine di un’astronave tozza, sgraziata, grigia. “Arthur: è un’astronave Vogon!” “Sì, ma non stanno certo cercando noi...” “Invece si avvicinano, mi sembra facciano segnali…” “Stanno aprendo un portello… Dio quanto sono brutti!” “Cosa vorranno? Non recitarci una poesia, spero” “Se dovessero solo minacciarlo,

Intermezzo tecnico

"Il tuo fiocco piccolo andrà benissimo per quando Lui arriverà",  mi diceva premuroso Nicola. "Ti invidio la tua trinchetta", la gentile Francesca. E noi con il fiocco piccolo e due mani alla randa, ancora spaventati per la sventolata presa tra capo e collo a Kea, ad aspettare Lui. Vedendo gli altri intorno a me veleggiare incuranti con tutta la tela a riva, sorridevo tra me e me, li consideravo stolti, celando l'invidia segreta per le loro vele avvolgibili - il garroccio è una scelta di vita di cui andare orgoglioso, soprattutto quando i soldi per il rollafiocco non li hai - finendo in entrambi i casi col compatirli perché prima o poi sarebbe arrivato Lui, e avrebbe fatto piazza pulita di tutti coloro che Gli mancavano di rispetto prendendola con tanta allegria. Quanto ero serio, io, e quanto mi sentivo figo con il mio fazzoletto ingarrocciato, che mi spingeva a quattro nodi quando il vento sparava la schiuma via dalle onde e mi costringeva a smotorare q