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Buddah, Dante e il Cavaliere Nero

Sono qui, davanti a me, turchi e vittime di loro stessi. In mezzo al porto su uno yacht grigio di dimensioni "vorrei ma non posso" nuovo di pacca. Due ragazzi in maglietta bianca al musone di prua, l'armatore e la sua bionda industriale sul fly bridge, ai comandi. La loro ancora a pennello, incastrata sotto tutte le altre. Ecco il porto di Simi alle cinque del pomeriggio di un giorno di agosto in cui in Turchia, qui davanti, è festa nazionale. Arriviamo - come sempre nelle ultime settimane - in due barche: io al timone di Orpheas, il 48 piedi dove stiamo sfangando il clou della stagione, MaLa prodiera e addetta al primo vaffanculo a prua (in questo operiamo come un rasoio bilama, lei alza il pelo e io lo taglio) e Ale con Kallikratis. Eravamo convinti, illusi, di essere in orario per trovare posto. Ah!
Un grosso motoscafo galleggia a mezzo porto con l'ancora incastrata sotto due catene. Un altro gli gira intorno, in attesa di una mossa falsa del primo per calare il suo…
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Punti di vista

Siamo in mezzo al mare da ore. Fuori rotta, ci siamo allontanati dalla costa così tanto che forse impiegheremmo meno a proseguire per Rodi che a tornare verso la Turchia. Di poppa piena, abbiamo rallentato la barca il più possibile. Con due mani alla randa e le vele cazzate al centro, quattro nodi erano troppi. MaLa allora ha ammainato il fiocco, mentre io ero indaffarato all'altra estremità della barca, e la velocità è scesa a tre e mezzo. Ci siamo dati il cambio e ho preso un'altra mano, senza cambiare andatura. Ora siamo a due e mezzo. Tre quando siamo spinti dalle onde, nel frattempo montate. Siamo noi e il pesce che ha abboccato a largo di Symi, quattro ore fa.
Lasciato il golfo di Panormitis, dove Apollo ottiene ancora la venerazione dei mortali sotto il nome cristiano di Michele arcangelo, abbiamo accostato a sinistra e, pur nel pieno del pomeriggio, abbiamo deciso di provare a pescare.
Per questo pochi minuti dopo avevamo la canna leggera in acqua, armata con un raglou d…

Giorno #19 - Km 5370 - Un po' di teatro

Stamattina l'albergatore ci intrattiene, affabile. In realtà, scopriamo presto, ha intenzione di intortarci per venderci le creazioni artigianali di sua nipote, sedicente artista, che chiusa nello scantinato sotto la pensione macchia stoffe di cotone a suo dire fatte a mano con dei timbri da lei intagliati intinti in un inchiostro naturale che lei compra, immagino, in ferramenta. Ci caschiamo.
L'albergatore, pur coi suoi secondi fini, è davvero un gran mattatore e, saputo che stiamo andando a Kas, oltre a commentare qualcosa a metà tra il "Un piccolo villaggio" e "State davvero andando in culo a dio", ci suggerisce un paio di luoghi da visitare. Priene, il primo. Mai sentito. Voi?

Dovremmo sbrigarci ad arrivare a Kas, lo ammetto: è tardi e abbiamo parecchi lavori da fare per preparare Duna alla nuova stagione. Tuttavia, visto che lo abbiamo fatto per le tovaglie stampate a mano della nipote, non possiamo esimerci dal cedere anche alla nostra momentanea guida …

Giorno #18 - Km 5150 - Arriva l'estate

Poche ore di viaggio e arriviamo al mare. Passiamo attraverso Izmir, l'antica Smirne di cui i Turchi, mi rendo conto ora che conosco un po' di greco, non hanno cambiato il nome ma semplicemente inglobato l'onnipresente articolo, apprezzandone appieno il traffico. Ma dopo Istanbul niente ci fa più paura.
Ancora un'ora e arriva anche l'estate. Kuşadasi: barche a vela, donne in canottiera, coppie a braccetto. Caldo. Saliamo fino all'albergo nel cuore del centro storico, imboccando salite spropositate e stradine controsenso. Prendiamo possesso della camera, ci spogliamo definitivamente della lana invernale e usciamo di nuovo in strada in abiti di cotone. Siamo diretti a Efeso.
All'entrata del sito paghiamo un gelato quanto un pranzo, schiviamo i tassisti che vorrebbero portarci all'accesso posteriore, quello su in cima, con il pretesto di permetterci così di camminare una sola volta attraverso tutto la città, in discesa, ed entriamo.
All'interno ettari ed …

Giorno #17 Pergamo - Km 4950 - Il giorno del dubbio

Oggi riposo. Abbiamo trovato una pensione accogliente, con una camera modesta ma comoda e una fontanella gorgogliante vicino ai divani turchi del piano di sotto. Passiamo ore sdraiati nella penombra a sorseggiare tè e a scrivere, rimettendo a posto le idee, i ricordi. Confrontandoci.
Il proprietario parla un ottimo inglese, cosa rara da queste parti, e come secondo lavoro fa il tassista. Ci porta infatti col suo mezzo fin sotto la funivia che sale dalla base alla cima della collina scoscesa su cui sorge l'antica Pergamo.
"Fate il biglietto di sola andata, e una volta su chiedete ai ragazzi delle bancarelle di indicarvi la scorciatoia per scendere a piedi: non ve ne pentirete."
E infatti non ce ne siamo pentiti. Se il teatro è impressionante, ripido a picco sul dirupo, e il mausoleo di Traiano imponente, è solo quando ci allontaniamo dal centro e cominciamo a scendere la collina lungo la vecchia strada pavimentata che, soli, percepiamo appieno la magia dei secoli che permea …