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"Prima gli Itagliani!"

Scappati appena possibile dalla più inospitale delle isole egee, alle nove siamo già nella baia sud di Rhinia. Zigzagando tra la barche alla fonda passiamo oltre quelli che hanno ancorato in prima fila e ora sorseggiano il caffè in pozzetto gustandosi il panorama bucolico. Vado verso la spiaggia fino a che l'ecoscandaglio non segna 2.8 e lì calo la mia delta con dieci metri di catena. Questo almeno è quanto avrei voluto, ma Patti è di polso largo stamattina e lascia andare quattro cinque metri in più. Il che più in là avrà forse importanza. Spengo il motore. Tra lo stupore di tutti, mio equipaggio compreso, siamo soli al centro di una piscina di acqua trasparente e sabbia bianca. Tuffi, nuotate, caffè e biscotti, ancora tuffi. Poi il vento gira leggermente e la barca con lui, avvicinandosi ancora di più alla linea di costa. È decisamente il momento di avviarsi verso Naxos, dove Nico, del porto, mi ha promesso che nonostante ci sia il pienone riuscirà a sistemarmi in qualche modo, m…

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Mykonos

Sono i primi di luglio, ed eccomi di nuovo lungo le coste di quest'isola. Arrivati nella tempesta, dieci giorni fa, fummo cacciati da una prima baia (Plati Gialos), poi da una boa (a Ormos Psarù), trovando alla fine ospitalità e riposo dopo 400 miglia consecutive di bolina a Paradise Beach. Nome meravigiosamente azzeccato, se solo chi glielo ha dato fosse stato un fine umorista: la spiaggia più coatta di Mykonos come la immagina il burino più becero, infatti, è questa. Cacofonia da ben tre diversi bar discoteca in neanche duecento metri, che alzano la musica oltre l'umana decenza già alle dieci del mattino, quando nessun balla, nemmeno l'immancabile ragazza in bikini sul cubo, andando poi avanti fino all'alba guidati da tale dj Alex da Bari che delizia e incita il pubblico internazionale con riflessioni del tipo "Ma quanta voglia di uccello c'è qui, stasera." Luigi, navigatore conosciuto in Dodecaneso e spesso incrociato, con cui ho diviso informazioni e cen…

Folegandros: bella (ma non) per noi

Il vero marinaio si vede - lo sanno tutti - dalla sagace modestia con cui asseconda il vento. Per questo da Despotiko, sotto Antìparos, con vento da Sud Ovest, cerco di convincere l'equipaggio ad andare - invece che alle piccole Cicladi, perfettamente sottovento - a Folegandros. Rotta Sud: 25 miglia di bolina stretta.
"Preferite spiagge bianche e acqua azzurra, come stiamo vedendo ormai da tre giorni, e comunque vedremo di nuovo a Schinousa, o un'isola recondita con un porticciolo deserto e una chora suggestiva?"
E, per addolcire la pillola: "Proviamo mezz'ora: se l'onda monta e cominciano gli schizzi accostiamo a sinistra e torniamo ai programmi precedenti"
Messa così non potevano che assecondarmi, e quindi siamo partiti nella tarda mattinata, abbiamo saltato il pranzo, siamo stati sballottati per cinque ore e infine schiaffeggiate dalle raffiche nell'ultimo miglio.

Arriviamo al porticciolo deserto insieme a una barca a motore, due a vela, un tragh…

Il paneghiri

Non è una festa, non è una danza: è una cerimonia. Una sorta di accoppiamento rituale collettivo, in cui tutti i membri della comunità si fondono in un unico organo che pulsa al ritmo ipnotico della musica. I busti si muovono all'unisono, avvicinandosi e allontandosi come i polmoni di un corridore. Scattando di lato come i muscoli di un lottatore. Ma i culi, e i piedi, giocano sul ritmo a modo loro, rivelando il carattere del proprietario. Chi è preciso, chi frettoloso, chi virtuoso, chi stanco, chi semplice, chi esuberante. Come le increspature che caratterizzano ogni onda altrimenti uguale alle altre, potente e sicura e ritmata, ora dopo ora, anno dopo anno, da sempre e per sempre. Lo straniero arriva e vede l'alcol, la musica, i balli. Si butta in mezzo, gaudente, e loro lo accettano. Si riconoscono, gli stranieri, in mezzo all'organo pulsante del paneghiri. Ma non importa, perché il rito è talmente intimo che nulla può disturbarlo. Come due innamorati possono fare l'…

Kastellorizo - seconda parte

Il militare dietro la scrivania è simpatico, ride e scherza, e ci elenca tutta una serie di possibili vie da seguire per ottenere i nostri documenti. Tutte si incontrano, però, in banca. Che è chiusa, visto che è domenica. Quindi ci consiglia di rinviare a domani, cambiando la data sulla domanda di ingresso, oppure di andare dall'agente e far fare a lui. Al porto fa caldo, e soprattutto è infestato di zanzare. Ieri notte ne abbiamo uccise almeno cinquanta, tra cabina di prua e dinette. E ognuna di loro ci aveva pizzicato almeno due volte. Decidiamo allora di mollare gli ormeggi, fare il giro attorno alle isolette e dare fondo dall'altra parte del paese, nel porto dei pescatori, a Mandraki. Lo scorso anno qui eravamo arrivati, a settembre, stanchi della stagione appena conclusa, ed eravamo rimasti all'ancora - senza scendere a terra - per una settimana. Nico aveva il suo ristorante da questa parte, all'epoca, e andando a pesca subacquea passava tutte le mattine e tutte le…

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