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Caccia Grande

Oggi siamo usciti da Syros inseguiti dalle urla di un tipo vestito in giallo e viola. Era l'Harbour Master - termine forse sprecato per quell'uomo burbero imbrillantinato e stirato alla perfezione - che voleva qualcosa da me: che accostassi alla banchina sottovento per rimanervi incastrato mentre lui avrebbe fatto il simpatico coi ricconi dei superyacht in attesa della necessaria mancia, immagino. O forse, semplicemente, voleva con le sue urla far sapere a tutto il porto che la banchina di rappresentanza non è lì per essere occupata da un Serenity. Non lo sapremo mai, perché è ancora lì che urla.

Siamo arrivati a Rhinia a vela, prima lentamente, poi bordeggiando a sei nodi nel canale tra Delo e Mikonos. Che belle le mie nuove vele, bianche e croccanti: i velai della Bianchi&Migliori hanno fatto un buon lavoro, non c'è dubbio.
Abbiamo scelto con cura la baia e, una volta dentro, l'ancoraggio. Deformazione professionale da surveyior: prima di calare la mia delta sulla …
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Turchia 1 - USA 0

È notte quando entriamo nel porto di Ermoupoli. Ho indovinato con l'aiuto del binocolo i tenui fanali lampeggianti che ne indicano l'ampio ingresso, faticando non poco a distinguerli sullo sfondo delle luci cittadine. Una volta dentro le due colline, ciascuna sovrastata dalla propria cattedrale - una ortodossa l'altra cattolica - salgono su dal nero dei moli come due giganteschi, piramidali alberi di natale generosamente adornati. Rimaniamo muti a osservarle, mentre ci avviciniamo lentamente alla banchina. Avevamo visto già da fuori molti alberi e sapevamo che avremmo trovato più di una barca, ma non ci aspettavamo di trovarne davvero così tante. Occupano tutto il molo a loro riservato, quello sulla destra, mentre giù in fondo sono i superyacht a farla da padrone. Siamo stanchi, anche se mi imbarazza dirne il motivo: abbiamo mangiato per tutto il giorno nella taverna di Fotis, ospiti dell'amico Vassilis, pescatore subacqueo. Ci hanno offerto un'aragosta, e una seppia,…

La macchinetta del caffè

Sto facendo il caffè, in un primo pomeriggio afoso. Qui alla banchina di Poros, dove siamo condannati a fare cozze in carena in attesa di un pacco dall'Italia, nulla si muove.
I vicini di dritta sono una simpatica coppia di Tedeschi amanti dell'Italia - Sighi e Brigitte - che a detta loro è "Insuperabile per cucina e cultura, ma troppo costosa per navigare". Contro ogni previsione dettata dai nostri preconcetti da figli dalla patria della pizza, degli spaghetti e del mandolino, ci hanno consigliato un ottimo ristorante, in fondo al porto sulla sinistra.
A sinistra avevamo un Greco in là con gli anni, autoritario sia con la moglie all'ancora che con il figlio, e anche con noi vicini. Ottimo marinaio, a giudicare dalla manovra con cui era entrato senza finire con l'elica nella trappa del corpo morto, ma un vero stronzo in quanto a rapporti sociali. Neanche un ciao, andandosene, peraltro con una certa eleganza nonostante il vento al traverso.
Il caffè, scrivevo, è …

L'esploratore

Tassos voleva indicazioni su come preparare un buon mocaccino, e così abbiamo organizzato una dimostrazione nella quale il mio ruolo è quello dell'assaggiatore compiaciuto. Proprio ora, infatti, sto dando il meglio di me bevendolo al tavolo privato dei gestori, quando Eleni, tutt'a un tratto, interrompe il mio compiacimento alzandosi e va verso la spiaggia urlando e agitando le braccia.  Questa è matta, penso io, poteva anche dirlo che non le piace il mocaccino, o la nostra compagnia. La seguo, però, e vedo una barca a vela, italiana, che a tutto motore sta cercando di passare tra l'isoletta e la spiaggia per raggiungere il golfetto subito a sud del cantiere. C'è una secca, tra l'isoletta e la spiaggia.
Mi metto a urlare anche io, come tutti gli altri intorno a me, ma il vento tira dal mare e il tipo non ci sente. Sembra solo a bordo, e molto deciso a lasciare la sua chiglia sulla secca.
Evidentemente ha un ecoscandaglio, o vede qualcosa, o sente i nostri avvertimen…

Esperimenti linguistici

Qui a Poros parlano tutti un ottimo Inglese, alcuni addirittura Italiano. Quando entro dentro la rivendita sul porto, però, lo faccio deciso a usare il mio Greco.
Me la sono preparata un po', lo ammetto. Ho un progetto.
Devo chiedere una cassa d'acqua, il che più o meno dovrebbe corrispondere a "Felo ena boh nerò", dove "boh" sta per un gesto a forma di cassa, o un indice opportunamente puntato verso il prodotto richiesto, perché come si dice "cassa" proprio non lo so. Lui allora mi domanderà "Quale acqua?", visto che ne ha più marche, e io sceglierò la Zagori, non perché sia più buona ma perché è, di solito, la più economica.
Lui me la darà e io chiederò "Poso cani?", "quanto fa". Pagherò e andrò via ringraziando.
Mi sento pronto e quindi, come scrivevo, entro.
Mi accoglie una penombra vasta, di legno scuro e bottiglie ordinate in scaffali alti fino al soffitto. C'è un registratore di cassa e una scrivania, entrambe…