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Conavigazione 2018 - L'idea

Per quanto possa sembrare incredibile anche questo inverno è destinato a finire. Di più: nonostante ogni ad oggi apparente prova contraria, anche il 2018 avrà una estate. Quanto essa sia piacevole, allegra, interessante, coinvolgente, dipende tuttavia in massima parte da noi. La Natura, nella fattispecie quel delicato e improbabile meccanismo che costringe il nostro pianetino a ruotare intorno a una anonima stella di periferia in quella maniera un po' sbilenca che dà origine al cambio delle stagioni, in questo c'entra poco. Metterà a nostra disposizione lunghe e luminose giornate, le condirà con venti probabilmente da nord - stiamo parlando sempre del mare Egeo, regno estivo del Meltemi - e proverà a tenere lontane nubi e pioggia per qualche mese. Il resto però,  lo ripeto, sta a noi. Come d'uso da qualche anno a oggi, Duna entrerà in acqua con la sua carena nuova nel mese di maggio. Da Poros, nel Saronicos, ho intenzione di lasciarmi guidare dal volere del vento e, nel caso …
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Il circo - seconda parte

Da leggere, stupiti, precipitosamente dopo la prima e poco prima della terza, quella tosta.
Sono le otto e mezza adesso, il sole appena sbocciato intiepidisce coi suoi generosi raggi il porto, le barche, la banchina e il grazioso paese adagiato lungo la collina come una molle fanciulla sul divano del salotto buono della nonna. Al centro del porto sono già tre le barche che danzano leggiadre in stretti cerchi concentrici cercando di districare le rispettive ancore dalle reciproche catene. Sento le loro urla da qui. Quand'ecco un piccolo Bavaria con due persone a bordo. Alla crocetta di sinistra ha, nell'ordine, le seguenti bandiere: olandese, inglese, italiana, francese, austriaca. Mi interrogo sul loro significato, o meglio sul significato delle poche mancanti, mentre annoto che, a poppa, una sbiadita bandiera tedesca tradisce l'origine del misterioso oggetto galleggiante. Le due persone a bordo non le inquadro subito, sono occupato a far loro cenno di sfancularsi a destra del…

Al prossimo anno

Finisce come è cominciata, questa stagione.
A un tavolino di un caffè di Poros, con il gusto terroso, accogliente dell'ellenicò a stemperarsi tra lingua e palato, e il blu del mare greco qui davanti a riempirmi gli occhi e l'anima. Anzi no, a esser sinceri sono lacrime di commozione quelle che mi inumidiscono l'anima in questa giornata estiva di ottobre, le stesse che ho pianto a maggio, quanto sceso dall'aliscafo, a poche ore dalla mia affannata, frettososa e persino dubbiosa partenza da Roma, mi sono improvvisamente reso conto di essere tornato a casa.
Duna è al sicuro nel suo cantiere invernale. Come in pellegrinaggio ho salutato tutti, a partire da Takis e dagli altri al cantiere, passando dalla taverna di Tassos ed Eleni, poi due chiacchiere di rito con il tassista e infine, qui a Poros, l'ultimo passaggio della stagione alla ferramenta. "First in last out": sono una macchina semplice che ogni autunno si resetta e rimane in muta quiescenza fino alla pr…

Laocoonte uno di noi

Duna vola verso ovest con fiocco pieno e due mani alla randa. La prua danza agile tra le onde dello stretto tra Naxos e Paros mentre io al timone assecondo i suoi movimenti istintivi, aiutandola giusto un po' ad anticipare, quando arriva, un treno di onde più ripide delle altre. Ma in fondo è per me che lo faccio, per evitare che le creste frangano in pozzetto inzuppando di sale me, il mio cappello di lana e i miei occhiali a specchio nuovi. Lei, Duna, non ne avebbe bisogno: è nata per questo mare. Sono due giorni che corriamo insieme verso ponente, verso Galata e il cantiere in cui riposare per il breve attimo di un inverno. Dall'alba - si fa per dire: oggi son partito a metà mattinata dopo dodici ore filate di sonno - alle luci del primo crepuscolo. Cinquanta miglia al giorno, tutte a vela, la maggior parte di bolina, sono tante, e così non sto nemmeno mettendo la canna in acqua. Se poi prendessi un tonno dovrei rallentare la barca, lottare, recuperarlo, pulirlo, dissanguarlo…

Tutto finisce

Dondolo sulla mia amaca, a prua, cullato dal rollio. Allungo la mano appena alla mia destra, raggiungo il recipiente arancione e ne estraggo una manciata di cubetti di ghiaccio. Li lascio cadere nel bicchiere, poi aggiungo dell'acqua, infine mi sporgo ancora di più, rischiando di cappottarmi, e arrivo alla bottiglia dell'ouzo che mi accompagna fin da Samos. E che sta per finire. Lo verso lentamente, piso piso, in modo che rimanga a galleggiare in superficie, morbido come una nuvola di settembre, forte e delicato come lo scafo della Duna all'ancora nella rada di Lakki. Intanto il sole cala lentamente dietro la collina, portando con sé il vento che, appena poche ore fa, ha coperto di sale me e le mie vele. Lontano, verso nord, il castello di Lero controlla i dintorni. Mi sento al sicuro. L'estate, questa lunga, colorata, faticosa e meravigliosa estate, sta per finire. Ancora poche scorribande in taverna, di quelle in cui con occhio solo apparentemente distratto controlli ch…