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L'isola è piccola

Le esche sono cinque, collegate con dei braccioli lunghi appena 30 centimetri al cavo principale. Ognuna ha due corone di punte acuminate rivolte verso l'alto. Calamari non ne hanno mai presi, ma riescono mirabilmente a infilzarsi su dita, vestiti, parabordi, cime, perfino teak. Ma soprattutto, amano prendersi tra di loro e accoppiarsi furiosamente fino a strangolarsi coi loro stessi guinzagli.
Ho cominciato da uno dei capi e sono arrivato fino al "nodo": un ammasso globulare di fili di diverse dimensione, mal tagliati alle giunzioni (a mia parziale discolpa devo specificare che ho comprato l'accrocco già fatto, di mio ci ho messo solo l'ingarbugliamento), dentro il quale si indovinano le forme dei cinque pescetti morbidosi e colorati che i calamari, finora, hanno sempre schifato. Impossibilitato ad andare avanti, ho preso l'altro capo e sono risalito, con pazienza, fino alla prima esca, in corrispondanza della quale cominciava il caos. La vedevo, era lì, eppu…

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Era Destino

"Romani!"
Così ci sentiamo chiamare, dall'alto della strada che passa a mezza costa qui a Ormos Aghios Ioannis.
Usciamo in pozzetto e vediamo Giuseppe sbracciarsi di lontano.
"Vi pensavo in mezzo al mare," gli avevo scritto del nostro viaggio quando eravamo già a metà strada.
"Infatti siamo appena arrivati!" risponde MaLa.
E la conversazione va avanti, nonostante i cento metri che ci separano. Giuseppe sta andando a fare il bagno a nord di Oinoussa, in macchina. Noi vogliamo invitarlo a pranzo domani, anche se non sappiamo ancora se saremo qui o entreremo in porto, una baia più a est di qua. Lui accetta, ci aggiorneremo in mattinata e ci organizzeremo di conseguenza. E ci saluta.

La vergogna

Qui a Lipsi è pieno di barche, soprattutto italiani, soprattutto - ora che si approssima il ferragosto - charter.Charter, di per sé non significa nulla. Chiunque può noleggiare una barca.Tanto che noi siamo fortunati, e ci troviamo accanto a Marco e al suo equipaggio, e circondati dalla flottiglia che lui ha organizzato e guida. Marco è uno esperto, tanto esperto. Ma non se ne vanta. È una caratteristica che esce fuori evidente, prepotente, nel momento stesso in cui mette piede in banchina e comincia ad aiutare tutti, con la pazienza, la gentilezza e la modestia che solo chi è davvero sicuro di sé può permettersi.Marco, ahimè, è un'eccezione.In sole 12 ore, limitandomi a queste ultime per non dover scriverne un romanzo, ho visto cose che hanno fatto impallidire il mio pur traumatico ricordo degli skipper russi ubriachi di Poros.Ieri pomeriggio la quinta barca di Marco, quella con il comandante "non proprio bravo", come lo aveva definito eufemisticamente Riccardo, ha fati…

La relatività dell'essere cicala

Siamo arrivati in cantiere da quasi una settimana. Abbiamo scostato i teli di copertura, liberato la dinette alla meno peggio, lasciato le nostre valigie semiaperte sulle sedute del pozzetto, sgomberato la cabina di poppa giusto per avere un posto dove poterci sdraiare.
Qui davanti a noi, dall'altra parte del viale polveroso che separa le file di barche verso mare dalle file di barche verso monte, c'è una coppia di anziani pensionati tedeschi che ricordo di aver incontrato lo scorso anno a Naxos. Lui si vantava di essere l'unico in Mediterraneo - oltre me, aveva appena scoperto - a calare ancora in porto andando di prua per poi girarsi in banchina. Io gli avevo risparmiato la brutta notizia che la nostra manovra viene chiamata in Toscana alla viareggina (cit. il T, che me lo ricorda ogni volta con lo stesso finto, divertito disprezzo), e ci sarà pure una ragione.
Loro sono continuamente, ora dopo ora, all'opera.

Noi ci svegliamo tardi e lentamente scendiamo la scala a pi…

La Libertà

"May I help you?" e mi avvicino alla tedesca avvizzita e curva che, con inutili colpi di clava, sta cercando di smontare un trabattello tra le barche in secco alla mia destra.
Il sole già picchia forte qui al marina Evros di Lakki, e nonostante abbia premura di raggiungere i bagni mi pare davvero maleducato lasciare l'anziana signora a se stessa. E anche il trabattello.
Mi avvicino, dicevo, e le tolgo gentilmente di mano la clava. Supero con un gesto alcune migliaia di anni di evoluzione utilizzando il medesimo oggetto come leva: come per magia il telaio viene via in un amen. La tedesca se lo carica sulle spalle curve e se lo porta via svelta, tra le pance polverose degli scafi, mormorando "Thank you, I can handle it now".
Neanche un saluto. Che burina, penso. E poi, subito dopo: il Covid, cazzarola! Me ne ero dimenticato. Per questo qui in cantiere ognuno si fa i fatti suoi, e nessuno si interessa a noi.
Per questo, del resto, a fine giugno tutte le barche s…