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Gli antichi

Le Pleiadi tremolano sul teatro di Knydos come al vento le ali di una farfalla che si riposa sul suo fiore notturno. Timide ma sicure nel loro cammino celeste, si innalzano lente da dietro i monti della penisola e scrutano di lontano la baia e le sue moderne creature.
Noi siamo arrivati a metà pomeriggio. Stavamo per ancorare al centro, su otto metri di sabbia, quando un urlo dei nostri vicini ci ha distratto.
"Che dicono?"
"Non lo so, non si capisce"
"Andiamo a sentire" e interrompo la manovra per avvicinarmi alla grossa barca anonima alla nostra sinistra.
L'urlo proviene dalla donna, in acqua. Ce lo ripete pari pari un paio di volte mentre galleggia tenendo fuori solo la testa bionda coperta da un cappellino da baseball bianco, e sentendolo da più vicino pare in effetti contenere dei suoni articolati. Vuole comunicarci qualcosa, ma cosa? Fortunatamente il marito interviene come interprete.
"Andate ad ancorare laggiù"
"Dobbiamo ancorare lag…
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Caccia Grande

Oggi siamo usciti da Syros inseguiti dalle urla di un tipo vestito in giallo e viola. Era l'Harbour Master - termine forse sprecato per quell'uomo burbero imbrillantinato e stirato alla perfezione - che voleva qualcosa da me: che accostassi alla banchina sottovento per rimanervi incastrato mentre lui avrebbe fatto il simpatico coi ricconi dei superyacht in attesa della necessaria mancia, immagino. O forse, semplicemente, voleva con le sue urla far sapere a tutto il porto che la banchina di rappresentanza non è lì per essere occupata da un Serenity. Non lo sapremo mai, perché è ancora lì che urla.

Siamo arrivati a Rhinia a vela, prima lentamente, poi bordeggiando a sei nodi nel canale tra Delo e Mikonos. Che belle le mie nuove vele, bianche e croccanti: i velai della Bianchi&Migliori hanno fatto un buon lavoro, non c'è dubbio.
Abbiamo scelto con cura la baia e, una volta dentro, l'ancoraggio. Deformazione professionale da surveyior: prima di calare la mia delta sulla …

Turchia 1 - USA 0

È notte quando entriamo nel porto di Ermoupoli. Ho indovinato con l'aiuto del binocolo i tenui fanali lampeggianti che ne indicano l'ampio ingresso, faticando non poco a distinguerli sullo sfondo delle luci cittadine. Una volta dentro le due colline, ciascuna sovrastata dalla propria cattedrale - una ortodossa l'altra cattolica - salgono su dal nero dei moli come due giganteschi, piramidali alberi di natale generosamente adornati. Rimaniamo muti a osservarle, mentre ci avviciniamo lentamente alla banchina. Avevamo visto già da fuori molti alberi e sapevamo che avremmo trovato più di una barca, ma non ci aspettavamo di trovarne davvero così tante. Occupano tutto il molo a loro riservato, quello sulla destra, mentre giù in fondo sono i superyacht a farla da padrone. Siamo stanchi, anche se mi imbarazza dirne il motivo: abbiamo mangiato per tutto il giorno nella taverna di Fotis, ospiti dell'amico Vassilis, pescatore subacqueo. Ci hanno offerto un'aragosta, e una seppia,…

La macchinetta del caffè

Sto facendo il caffè, in un primo pomeriggio afoso. Qui alla banchina di Poros, dove siamo condannati a fare cozze in carena in attesa di un pacco dall'Italia, nulla si muove.
I vicini di dritta sono una simpatica coppia di Tedeschi amanti dell'Italia - Sighi e Brigitte - che a detta loro è "Insuperabile per cucina e cultura, ma troppo costosa per navigare". Contro ogni previsione dettata dai nostri preconcetti da figli dalla patria della pizza, degli spaghetti e del mandolino, ci hanno consigliato un ottimo ristorante, in fondo al porto sulla sinistra.
A sinistra avevamo un Greco in là con gli anni, autoritario sia con la moglie all'ancora che con il figlio, e anche con noi vicini. Ottimo marinaio, a giudicare dalla manovra con cui era entrato senza finire con l'elica nella trappa del corpo morto, ma un vero stronzo in quanto a rapporti sociali. Neanche un ciao, andandosene, peraltro con una certa eleganza nonostante il vento al traverso.
Il caffè, scrivevo, è …

L'esploratore

Tassos voleva indicazioni su come preparare un buon mocaccino, e così abbiamo organizzato una dimostrazione nella quale il mio ruolo è quello dell'assaggiatore compiaciuto. Proprio ora, infatti, sto dando il meglio di me bevendolo al tavolo privato dei gestori, quando Eleni, tutt'a un tratto, interrompe il mio compiacimento alzandosi e va verso la spiaggia urlando e agitando le braccia.  Questa è matta, penso io, poteva anche dirlo che non le piace il mocaccino, o la nostra compagnia. La seguo, però, e vedo una barca a vela, italiana, che a tutto motore sta cercando di passare tra l'isoletta e la spiaggia per raggiungere il golfetto subito a sud del cantiere. C'è una secca, tra l'isoletta e la spiaggia.
Mi metto a urlare anche io, come tutti gli altri intorno a me, ma il vento tira dal mare e il tipo non ci sente. Sembra solo a bordo, e molto deciso a lasciare la sua chiglia sulla secca.
Evidentemente ha un ecoscandaglio, o vede qualcosa, o sente i nostri avvertimen…