Esco fuori come faccio ogni volta che sento il rumore di un elica di prua che urla vendetta.
Il sole è ancora alto, e le mie vele appena lavate penzolano inerti nell'aria immobile di questo autunno greco. In mezzo al canale c'è una barca, francese di fabbricazione e di bandiera, sulla quale un solitario, dopo aver spostato il tender a prua, tenta la manovra di ancoraggio nell'ultimo spazio disponibile, due posti alla mia destra.
Calando l'ancora alla mia sinistra.
Tempo fa mi sarei innervosito per una scorrettezza del genere. E non avrei avuto tutti i torti: son qua da ieri con l'intenzione di passare i prossimi giorni a sistemare la Duna per l'inverno, e ritrovarmi prigioniero o peggio con l'ancora spedata, per di più in maniera francamente idiota, non è esattamente ciò che prevedevano i miei programmi per l'immediato futuro.
Ma con il vento, le miglia, il sale o meglio semplicemente con l'età che si annida infida nelle giunture, il grande insegnamento di Bruce Lee, "Be like water", mi è diventato più familiare. Seguire la via più breve, evitare inutili e dispendiose resistenze alla corrente della vita. Il tipo ha deciso di incastrare due barche con una sola stupida manovra? Qualunque sia il motivo che l'ha spinto, o costretto, ormai è fatta, aiutiamolo a fare in fretta.
Luminoso e serafico come il più realizzato dei bodhisattva, scendo a terra e mi metto a braccia conserte a osservare la manovra. In realtà il mio zen interiore fa, in questo, acqua da tutte le parti, perché il mio atteggiamento tradisce fin troppo bene il giramento di palle. Son lì e sembro dire, con tutto il mio corpo, "Sbrigati almeno a finire la tua manovra del piffero, idiota". Della qual cosa son molto pentito, sia chiaro.
Il Francese viene indietro a velocità di lumaca, dando però catena come se lo pagassero per calarne il più possibile. Ogni tanto si ferma e usa l'elica di prua per correggere la rotta. Solo che forse c'è una leggerissima corrente, sicuramente ha piazzato l'ancora dalla parte sbagliata... insomma, il bow thruster non fa che tenere piantata la prua costringendo la poppa a scadere proprio dove lui non vuole: sopra la barca a fianco della Duna.
Si avvicina un tipo, si mette anche lui a braccia conserte a osservare la manovra in attesa di dare una mano per le cime. Dopo un po' lo apostrofo, in Inglese: "Odio le eliche di prua" intendendo in realtà che odio il loro abuso in sostituzione del motore. "Sono buone solo con vento forte, e oggi non c'è" sentenzia lui "e poi fanno sembrare tutto troppo facile".
"Sono buone se sai usare il motore, non se le usi al suo posto" concludo io. E aspettiamo l'arrivo in banchina del 42 piedi francese.
Lui continua a dare catena e, ogni volta che sembra aver imboccato la direzione giusta, invece di insistere col motore per venire dentro mette a folle e usa l'elica di prua per incasinarsi il più possibile. Ormai è sopra la barca dei miei vicini spagnoli e se ne tiene discosto a forza di braccia, traversato alla corrente. I proprietari sono assenti. Noi lo guardiamo torvi.
Riesce a uscire dall'incastro, si allontana, riprova a entrare. Sembra farcela stavolta ma no, di nuovo elica di prua e di nuovo traversato, stavolta rischia di toccare anche la Duna. Motore avanti, esce e, continuando a calare catena, ritenta la manovra.
Approfittandone, decido che è meglio avere il ponte libero in caso di problemi di abbordaggio e torno in barca a calare le vele e a piegarle ordinatamente lungo le draglie. Per quando ho finito il Francese è di nuovo al punto di prima, con il mio temporaneo compagno a dirgli, calmo ma convinto, "Lascia perdere l'elica di prua, dai motore e vieni dentro deciso". Ma niente, evidentemente se ce l'hai non puoi farne a meno neanche quando è controproducente. Il tipo alla fine entra, ma solo dopo aver rifatto tutta la fiancata agli Spagnoli.
Noi, che abbiamo passato gli ultimi dieci minuti a commentare con espressioni gutturali di disapprovazione l'intera manovra, ci guardiamo con un improvvisa, colpevole e ironica consapevolezza e concludiamo all'unisono "Certo è semplice fare i marinai qui dalla banchina, mentre lui è lì da solo". Indossiamo il nostro migliore sorriso di benvenuto e raccogliamo pronti la cima che il tipo ci lancia, riusciamo a bloccarla sotto un anello e poi, in due, tiriamo e tiriamo fino a noi la barca che, altrimenti, sarebbe ritornata al centro del canale. Poi, ansimanti, ci guardiamo soddisfatti, sentendo forte il piacere di essere stati utili, di aver tramandato nel nostro piccolo la cultura marinara dell'aiutare il prossimo. Ho persino dimenticato che il calumo dell'ultimo arrivato è poggiato di traverso sul mio a poco più di dieci metri dalla mia prua.
Ed è qui, sul più bello, che il Francese torna di corsa a poppa e ci fa: "Ridatemi la cima, devo uscire e rifare la manovra".
"Ho calato l'ancora dentro il mio tender".
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piegato in due...
RispondiEliminaForte ! Una situazione analoga la vidi a Portoferraio negli anni 90: due tipi, un veneto ed un bresciano vennero in banchina ma il loro tender era sconvolto dal grosso peso: avevano un 45 piedi e ancora e calumo adeguato tutto sul tender....
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