Passa ai contenuti principali

Follow by Email

Il secondo libro

Eccolo qui, il secondo libro ispirato dai viaggi di Duna e del suo equipaggio. 
Come il titolo lascia forse presagire, si tratta del racconto dell'ultima stagione, quella 2016, passata percorrendo l'Egeo da sinistra a destra e poi indietro, verso il golfo di Atene e Poros.

Quasi cinque mesi di vagabondare, densi soprattutto di incontri - quest'anno, poi, ho avuto molta compagnia a bordo grazie al "trucco" della conavigazione - che mi hanno dato spunto per 27 racconti di cui ben 21 assolutamente inediti. Gli altri e sei, già presentati a suo tempo qui sul blog, sono stati riveduti, corretti, perfezionati e, ultimo ma non meno importante, inseriti in un contesto geografico e temporale della cui coerenza anche io, che il libro me lo son letto e riletto decine di volte alla continua ricerca di refusi e sviste stilistiche, continuo a rimanere stupito. Mi pare addirittura, a volte, di aver fatto un buon lavoro: non che questo sia essenziale alla vendita di un libro, però anche la coscienza vuole la sua parte di soddisfazione.
A proposito di coscienza, Sul Greco Mare è fondamentalmente un libro ironico, autoironico per la maggior parte. Prendo in giro, oltre a me medesimo, anche tutta una serie di macchiette tipiche che chiunque vada per mare è destinato prima o poi a incontrare - c'è rischio di imbattersi anche nel sottoscritto, del resto - e lo faccio con lo stesso umorismo con il quale critico le mie azioni. Devo ammettere che quelli che ne escono peggio sono i charteristi russi, soprattutto quando si parla di ancoraggi. Ho scelto loro non solo perché le steppe del centro Europa non rientrano nei miei piani di conquista editoriale, ma anche perché nessuno tra i miei lettori sani di mente potrebbe mai immedesimarsi in un charterista russo addetto all'ancora: un abile trucco per evitare di entrare in polemica con il mio amato pubblico.

Il libro è in prevendita, in attesa della pubblicazione prevista per gli inizi di marzo. Chi vuole fin d'ora accaparrarsene una copia otterrà di averlo a casa prima ancora che venga distribuito, con una mia sentita dedica, e contribuirà a che la tiratura iniziale sia quella più adatta al "successo" del libro.

Qui il link diretto alla pagina di prenotazione:



E qui sotto un rozzo video che spiega efficacemente come prenotare una copia del frutto delle mie fatiche partendo dalla homepage del vostro browser (notare la musichina, fornita gentilmente da youtube stessa, che dovrebbe mettere allegria: vi chiedo uno sforzo di immaginazione...):


Commenti

  1. ciao Carlo! Complimenti per tutto quello che stai facendo, sei d'ispirazione per chi cerca un modo alternativo di viaggiare e condividere in maniera costruttiva ed autoironica i propri pensieri ed esperienze fatte, stai riuscendo nel far scoprire lo "slow travel" che più che una vera e propria marcia lenta è uno stato mentale, comunque essendo un tuo compaesano ed avendo in mente un progetto mi piacerebbe fare due chiacchiere insieme magari davanti ad una birra mentre ti tempesto di domande.. sarebbe possibile?! ti lascio la mia email jacopoturchetti@gmail.com
    PS da possesore di "trilogia della regata" dove in molte cose mi sono riconosciuto comprerò senz'altro "Sul greco mare".
    Ciao e Buon vento!

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

La randa rollabile

Una storia che non parla della randa rollabile, della quale non mi frega assolutamente nulla. Però ho attirato la vostra attenzione.  Sono in bagno quando Roberto mi chiama per la prima volta. "Carlo vieni su a vedere" mi fa, con quel tono di voce che sottintende "Non è urgente ma non metterci troppo". Io mi asciugo di corsa le ascelle e salgo, in mutande e canottiera di lana. La canottiera di lana mi serve ormai da una settimana per proteggermi dal meltemi di fine settembre, insieme al cappello dello stesso materiale e alla cerata quando siamo in navigazione verso nord, cioè tutti i giorni; Roberto è il conavigatore che ha scelto volontariamente di attraversare insieme a me, contovento, l'intero Egeo dal Dodecaneso al golfo di Atene.  Il mio conavigatore mi indica al di là della nostra prua. La barca inglese che stanotte è riuscita non so come a infilarsi tra noi e la spiaggia - non pensavo fosse possibile dare ancora più in là di dove l'ho data

Il circo - seconda parte

Da leggere, stupiti, precipitosamente dopo la prima e poco prima della terza, quella tosta. Sono le otto e mezza adesso, il sole appena sbocciato intiepidisce coi suoi generosi raggi il porto, le barche, la banchina e il grazioso paese adagiato lungo la collina come una molle fanciulla sul divano del salotto buono della nonna. Al centro del porto sono già tre le barche che danzano leggiadre in stretti cerchi concentrici cercando di districare le rispettive ancore dalle reciproche catene. Sento le loro urla da qui. Quand'ecco un piccolo Bavaria con due persone a bordo. Alla crocetta di sinistra ha, nell'ordine, le seguenti bandiere: olandese, inglese, italiana, francese, austriaca. Mi interrogo sul loro significato, o meglio sul significato delle poche mancanti, mentre annoto che, a poppa, una sbiadita bandiera tedesca tradisce l'origine del misterioso oggetto galleggiante. Le due persone a bordo non le inquadro subito, sono occupato a far loro cenno di sfancula

Intermezzo tecnico

"Il tuo fiocco piccolo andrà benissimo per quando Lui arriverà",  mi diceva premuroso Nicola. "Ti invidio la tua trinchetta", la gentile Francesca. E noi con il fiocco piccolo e due mani alla randa, ancora spaventati per la sventolata presa tra capo e collo a Kea, ad aspettare Lui. Vedendo gli altri intorno a me veleggiare incuranti con tutta la tela a riva, sorridevo tra me e me, li consideravo stolti, celando l'invidia segreta per le loro vele avvolgibili - il garroccio è una scelta di vita di cui andare orgoglioso, soprattutto quando i soldi per il rollafiocco non li hai - finendo in entrambi i casi col compatirli perché prima o poi sarebbe arrivato Lui, e avrebbe fatto piazza pulita di tutti coloro che Gli mancavano di rispetto prendendola con tanta allegria. Quanto ero serio, io, e quanto mi sentivo figo con il mio fazzoletto ingarrocciato, che mi spingeva a quattro nodi quando il vento sparava la schiuma via dalle onde e mi costringeva a smotorare q