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Un caldo pomeriggio greco


Il bagno elettrico è una delle mie tante preoccupazioni: fa compagnia al verricello e all'autopilota nella lista delle Entità che, quando si guasteranno - perché tutto prima o poi si guasta, a bordo - mi lasceranno, guarda caso, nella merda. 
Da un paio di giorni proprio il bagno elettrico ha cominciato a scaricare male. Sarà la girante, ho pensato, che è il pezzo più assurdo che uno possa andare in giro a chiedere nella Disneyland finto greca che mi circonda qui a Skiathos. In realtà non avevo idea di come fosse fatto un bagno elettrico: l'ultima volta che l'avevo smontato avevo appena comperato la barca, e non capivo nemmeno da che parte girarla per trovarne la prua. Avevo sostituito il pezzo, saturo di roba non mia, e dimenticato più in fretta possibile l'intera esperienza. Notare l'uso dei tempi verbali.
Perché ieri, nel caldo pomeriggio di una Grecia martirizzata dal sole, invece di sciogliermi su una spiaggia, o risparmiare ore di vita cadendo in un letargico coma pomeridiano, l'ho smontato pezzo a pezzo.
Riparmierò al lettore i particolari truculenti della faccenda, spiegando brevemente che la girante, in realtà, nulla c'entra con lo scarico dell'acqua. Nel buco, giù in fondo, c'è una specie di frullatore dalle lame in acciaio, e una ruota in plastica rigida che, come un poderoso battello del Mississippi, spinge verso l'uscita il bolo appena tritato.
Ho trovato le lame in acciaio imbozzolate in filamenti vegetali e lentamente, a mano, uno a uno, aiutandomi con le unghie, ho dovuto provvedere ad asportarli. Odio i vegetariani, ho immediatamente realizzato, dopo due ore di lavoro: mangeranno pure sano, gli egoisti, ma cacano problemi che deve poi risolvere qualcun altro.
A nulla è servito, a tal proposito, il sapere perfettamente che il mio frigo è pieno di vlita: una verdura simile - come nome - alla bieta (il nome scritto è quasi identico), ma con foglie lanceolate, un sapore amarognolo delizioso, un gambo lungo. 
Molto lungo. 
E con "lungo" intendo davvero lungo.
In ogni caso l'ultimo filamento proprio non voleva venire via, era in una posizione scomoda, incastrato tra l'asse e la pala trita(quasi)tutto, e non sapevo proprio come arrivarci. Fino a che, genio ispirato forse dall'afa, mi son ricordato che, dopotutto, quel che avevo in mano era un motore elettrico. E indipendentemente da cosa fino a un'ora prima quelle pale avessero tritato, spingendo l'interruttore avrebbero girato almeno quel tanto che bastava a darmi accesso ai detriti nascosti. E così, nell'aria tremolante della zestò kalokèri, ho visto la mia mano muoversi come in sogno verso il pulsante del bagno elettrico e, prima che potessi anche solo pensare a fermarla, le mie labbra appena increspate da una inconscia premonizione, il mio dito indice spingerlo. La forza centrifuga ha fatto il resto.
Finite di ripulire tutte le pareti ho tolto l'ultimo filamento, e rimontato l'intero accrocco. Poi ho fatto una doccia molto accurata, ho bevuto avidamente una birra per favorire l'oblio e sono uscito a cercare cibo, con il preciso intento di evitare qualsiasi verdura a foglia lunga.

Dopo neanche un'ora ero seduto in strada alla minuscola tavola di una rosticceria economica - per quanto possa qualcosa essere economica qui a Skiathos - nascosta in una viuzza laterale del porto vecchio. Il proprietario e suo figlio fermavano chiunque passasse, informandosi sul di lui passato e futuro, e venivano a loro volta fermati da altri, stranamente tutti provenienti dalla direzione opposta, che li abbracciavano ricordando ad alta voce le delizie di quanto mangiato lì ieri o ieri l'altro. Un bel posto, pieno di calore e di vita, per finire la serata. 
Davanti al mio squisito pezzo di agnello, infatti, io festeggiavo scambiandomi messaggi con Manuela.
L'argomento era la mia nuova, recente scoperta lessicale ellenica: il verbo "preferire". Ricordo perfettamente la frase di esempio, con tanto di traduzione a fronte, da me inviata:
"Προτιμό το κρασι απο το νερο" (protimò to krasì apò to nerò), ovvero: "L'acqua ar gatto".

Immediatamente dopo un gatto, "il" gatto, immagino, si infilava sotto il tavolo per strusciarsi lascivamente sulla mia gamba odorosa di bagnoschiuma. Poi si è allontanato, lasciandomi una sensazione di calore, e umido.

Mi aveva pisciato addosso.

Commenti

  1. ahahahahahahahahahahahahahahahah

    ciao!

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  2. Questa me l'ero persa, ridacchio ed ho i singulti (parola desueta -oddio, è in disuso pure desueto!- per fare un figurone con tua moglie, off course...) ed il mio collega mi guarda interdetto... pure te, ma proprio a Skiatos dovevi ormeggiare?

    RispondiElimina
  3. Hai mai pensato a fare un lavaggio del wc elettrico con acido muriatico?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non credo possa fare di più dell'acido cloridrico dei succhi gastrici...

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