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Guido io vorrei


Tranquil Bay, una sera di settembre.
Per tutto il giorno ho consultato siti meteo, divaricato compassi su carte nautiche stampate in casa, scritto a matita note su miglia, gradi bussola, ore di partenze e relativi arrivi. Sto rientrando in Italia, e il maltempo unito alla vastità dello Ionio mi tengono in ansia, talmente in ansia che si fa strada in me l'ipotesi, suffragata e anzi giustificata dalle previsioni ad oggi disponibili, di tagliare direttamente da Paxos allo Stretto di Messina senza nessuna tappa intermedia. Tanto per togliermi il dente e passare oltre. 
Ora, sgomberato in parte il tavolo della dinette, mi dedico al problema alimentazione.
La cena prevede frittata di zucchine e torta locale all'arancio, annaffiati da vino rosso della cooperativa Robola di Cefalonia. Soffriggo le zucchine con uno spicchio d'aglio, sbatto due uova con un po' di latte, aggiungo un cucchiaio di yogurt e, all'ultimo momento, colto da ispirazione, sostituisco il parmigiano con della feta che trovo aperta in frigo. Alzo la fiamma, verso il composto nella padella, copro con un coperchio e abbasso il fuoco. Nel momento esatto in cui mi fermo ad osservare, attraverso il vetro trasparente, il liquido ribollire e solidificarsi, mi coglie improvviso uno di quei minuscoli slittamenti spazio temporali, quelli in cui la tua coscienza cade un millimetro in avanti e tu ti ritrovi per un attimo fuori dai tuoi pensieri quel tanto che basta per accorgerti stupito che c'è un mondo, qui fuori, che vive anche quando non lo utilizzi.
Colpito, lascio la frittata sul fuoco al minimo ed esco in pozzetto, attratto dal buio della notte.
Quiete. Tranquil Bay è un lago immobile sulla cui superficie si allungano i riflessi delle luci del paese, al di là del canale. Le barche qui intorno sono vascelli fantasma con la prua puntata verso il cielo stellato. Sfiorando appena il teak con i piedi nudi scivolo in silenzio verso prua. Mi siedo a gambe incrociate e respiro.
Una brezza profumata porta dalla pineta il suono dei grilli e delle cicale. Attraversano le acque con la loro musica, mi raggiungono, mi avvolgono in armonia con le stelle, le acque immote, le luci di fonda sospese a mezz'aria come lucciole congelate in una foto in bianco e nero.
Sono qui, ora. Eccomi finalmente. 
Non ho più fretta, non ho più ansie, appartengo al presente.

Proprio il presente, tuttavia, mi ricorda che ho una frittata sul fuoco, per cui torno dentro, spengo il fornello, mi apparecchio, verso il vino e mi siedo a mangiare.
Ma il messaggio è arrivato forte e chiaro. Sto dove sto, e sto bene. Non si tratta  di banale voglia di fuggire da un paese allo sbando, o nemmeno - altrettanto banale - desiderio di uscire senza voltarsi indietro da prassi lavorative medioevali. Non si tratta di rimanere qui come alternativa a qualcosa di peggio. Solo la consapevolezza dolciastra, quasi dolorosa, che questa è la vita da vivere. Se potessi riportare qui con me chi mi manca - me ne rendo conto senza stupirmene, confesso - semplicemente, non tornerei.

Rimarrei a Tranquil Bay ad ascoltare il vociare allegro delle cicale e degli inglesi ubriachi in quella barca lontana, il cigolio vivo dei grilli e dei remi del tender del solitario che torna lento alla sua barca ormeggiata da anni accanto alla spiaggia fangosa. Rimarrei sulle mie due ancore ad osservare le nuvole, e la luna, e i charteristi coi loro tender appesi alle draglie come il marlin del vecchio di Hemingway. E poi, una mattina qualsiasi, quella giusta, salperei e aprirei le vele al cielo. E così via, baia dopo baia, isola dopo isola, giorno dopo giorno, seguendo i venti e le correnti.

Come per incantamento.



Commenti

  1. Riesco a rileggere dopo tanto tempo il vostro blog...che dire...sono felice di conoscere persone come voi.

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  2. .......... sei un bastardone!!!

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  3. Hai ragione su tutto....ma a Nidri bisogna andarci come hai fatto tu, fuori stagione, lontani dalla follia ferragostana.
    Io ci ero passato davanti innumerevoli volte senza mai entrarci perchè l' avevo vista da terra e non mi attirava, poi quest' anno, a fine agosto, ho voluto andare a dare un' occhiata, ed ho trovato un mondo nuovo, diverso dalle solite baie greche selvagge, un mondo fatto di cantieri e scali d' alaggio, barche in transito e semiabbandonate, catapecchie e villazze col prato curatissimo, un mondo di piacevoli contraddizioni dove può essere intrigante sostare.
    Rigorosamente fuori stagione, però !

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    1. Pienamente d'accordo. Ma c'è anche da considerare, o forse da scoprire, che io sono io (dove "io"vale per tutti) in qualsiasi stagione. L'importante è vivere la presente per come viene, e non perdersi ad aspettare la prossima.
      (Oggi sono zen, saranno stati i ritmi sonno veglia della notte appena passata? ;) )

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  4. Incatenato in una mattina che non vorrei vivere mi fermo cinque minuti per sbollire e trovo questo "Canto del Paradiso". La speranza che prima o poi lo faccio è l'ultima a morire. Buon vento Carlo :)

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  5. eh il grande capo estiquatzi pensa che la vita è molto più semplice vista da una barca

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    1. Si scrive "'sticazzi", amico mio. La vita è molto più semplice quando per far sapere cosa pensi non ti senti in dovere di prendere in prestito vecchie battute televisive.
      O forse è il contrario.

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    2. se ti documenti meglio scoprirai che lillo e greg per non essere volgari utilizzano questa locuzione estiquatzi, ma comunque la mia osservazione non voleva essere polemica ma solo riflessiva e buon vento marinaio

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    3. La volgarità è nel pensiero, la parola si limita a esprimerla, o a malcelarla a seconda i casi. Ma se la tua non era polemica mi scuso, e se era uno spunto di riflessione aggiungo che la semplicità della vita non dipende dal punto di vista geografico ma da quello mentale. Puoi essere in barca e non spostarti di un centimetro dalla tua scrivania, o viceversa.
      Sono tutte mie opinioni, ovviamente: per me valgono, per altri non so.
      Buon vento anche a te. Prendila come metafora, in caso.

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  6. il richiamo della libertà! :-) l' ansia perenne dell' uomo (quello occidentale, anzi, ..ellenistico! ) di vivere in simbiosi con il creato, e di usarne la parte migliore, la più rassicurante e facile. Ma poi, riaffiora l' ansia delle conoscenza, del sapere, del vivere crescendo.... e si riparte. "fatti non fummo per viver come bruti, ma per seguir ( trad.: inseguire ;-) ) virtude e conoscenza". e la rotta è ancora lunga. Molto lunga :-)

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    1. Per ora Ulisse sta tornando a casa. O almeno la direzione è quella ;)

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