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La sindrome di Romolo

Ogni estate la stessa storia: a pochi giorni dal momento di mollare gli ormeggi ancora la rotta da seguire è solo una vaga ipotesi.
Ce ne siamo resi conto pienamente appena ieri. Un mio amico mi ha proposto di raggiungerci in Grecia e fare qualche giorno con noi, aggiungendo: "Sai darmi un programma di massima, delle date certe, dei porti dove sicuramente passerete?". Macché. Ragionando per una sera, ci siamo dovuti arrendere all'evidenza: di certo non c'è nemmeno la destinazione finale.
Basterebbe una perturbazione nello Ionio nel momento in cui saremmo pronti ad attraversarlo per costringerci a decidere tra rimandare il nostro arrivo dall'altra parte di una settimana o di un anno.
Ma poi, dall'altra parte dove? Corfù? Cefalonia? Itaca? Zante? Decideremo in mare, a seconda del vento e dell'onda, suppongo.
E una volta lì? E al ritorno?
Sfogliando pigramente i portolani, consultando le carte, ipotizzo rotte su OpenCPN. I luoghi cui dovremo sfilare a fianco sono tanti, e molti mi attirano. I nomi, vaghe reminescenze scolastiche, appigli culturali, curiosità innata. Tutto mi spingerebbe a fare una deviazione, una sosta.
La prima tappa dovrebbe essere Ponza, 90 miglia per 143°, sperando in un maestralino spurio abbastanza forte da farsi sentire al lasco, ma abbastanza gentile da non costringerci a timonare a mano durante tutta la notte. Ma poi: Ventotene-Ischia-Capri, casino turistico totale, niente posto in porto, motoscafi in rotta di collisione, o dritti per dritti attraverso le 170 miglia che ci separeranno dalle Eolie? E poi, ancora: una volta passate Scilla e Cariddi, accostare subito a W, o allungarsi pigramente ancora un po' più a sud, sacrificando un giorno o due per ammirare Siracusa?

Le possibili rotte si intersecano, si complicano. Ognuna con i suoi tempi, le sue difficoltà, i suoi luoghi in qualche maniera magici. La nostra estate sarà dedicata alla Grecia, certo, ma non è Grecia anche Paestum?

Una volta arrivati lì i nostri vagabondaggi saranno assolutamente casuali, guidati dai capricci del meteo (l'unico Elemento che in questo possa competere con una Moglie) e dall'incalzare dei charteristi, da cui cercheremo di stare per quanto possibile alla larga. Saremo avidi di macinare miglia, o ci impigriremo al frinire delle cicale e al gorgheggiare dello spritz nella prima rada incontrata?

Ma, soprattutto, quello per cui la fantasia ha ampie praterie dove galoppare è il ritorno, il rientro. Provo anche qui a disegnare rotte.
La prima è la più semplice, la diretta. Come all'andata così al ritorno. Potremmo passare sottocosta dove prima abbiamo tagliato, o viceversa, tagliare dove all'andata abbiamo centellinato la costa; in ogni caso, almeno a pensarla ora davanti al computer, sembra un po' monotona.
Allora mi spingo un po' oltre. E se passassimo da Malta? Poi potremmo tirar su verso Siracusa, se non l'abbiamo vista all'andata...
Però, già che siamo lì... Una puntatina a Lampedusa, non la vogliamo fare? In tal caso poi varrebbe la pena di passare dal canale di Sicilia, già che siamo lì, per poi scegliere la rotta diretta verso casa, francamente un po' lunghina, o magari spezzettare la traversata con le opzioni dell'andata: Ponza e/o Eolie.
Mi sembra palesemente chiaro a questo punto, però, che una volta arrivato a Marsala potrebbe convenire navigare ridossati dalla Sardegna. Anche perché ci siamo trovati bene da quelle parti un paio di anni fa.
Ma una volta arrivati in Costa Smeralda, considerato che la Corsica ovest non l'abbiamo ancora vista, già che siamo lì, non sarà il caso di prevedere una piccola deviazione a circumnavigare l'isola?
Guardo la ragnatela di possibili rotte che si espande sullo schermo. Mi rendo conto che non ho ancora preso in considerazione la possibilità di allargarmi verso la Puglia, né quella di fare una puntatina verso il Peloponneso, che non mi dispiacerebbe. Inoltre uno dei potenziali, flebili percorsi, sfiora la Tunisia: mi dicono sia molto bella.
Mi accorgo che ogni nuova traccia che ho l'impulso di aggiungere, oltre ad allungare le miglia da percorrere - tante, oggettivamente troppe anche nell'ipotesi più conservativa - tende soprattutto a racchiudere un'area più vasta. Come se l'importante sia circoscrivere con la scia della Duna quanto più mare, terre emerse, isole, genti (se così possono essere ancora chiamate quelle della nostra Italia globalizzata) possibili.
Come se aver tracciato un solco nella mobile acqua con la lunga pinna del timone possa essere paragonato al guidare il bove aggiogato all'aratro attorno al colle che ho scelto come casa per il futuro del mio clan.
Ma qui finisce la similitudine. Le acque si richiudono e niente ricordano. Né, del resto, ho al mio comando una qualche tribù da sistemare. Il nostro confine, piccolo o grande che sia, sarà solo un trofeo da esporre su una bacheca web, o al margine di un racconto. Un labile segno a matita su una carta nautica stampata in casa.

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