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Chi ben comincia è a metà dell'opera

"Comitato, Comitato, Comitato a che ora è la partenza?"
"Qui Comitato: chi fa lo spiritoso?"

Così comincia la regata della Duna e del suo fantastico equipaggio: Manuela, Giancarlo, Giorgio e Carlo.


Antefatto: ancòra in banchina - tanto c'è tempo per una seconda colazione al bar, no? -  sentiamo sul CH72 qualcosa che ci sembra "5 minuti alla partenza", ma nessuno è sottocoperta e così nessuno può confermare quanto sentito al  VHF. In ogni caso molliamo gli ormeggi di corsa, Giancarlo (papà) al timone, e issiamo la randa mentre attraversiamo a tutta velocità il porticciolo deserto. Dalla radio altri messaggi forse importanti, che nessuno può decifrare con certezza. C'è qualcuno che si lamenta di motori accesi a ridosso dello start, pare, ma dopo un rapido consulto escludiamo possa riferirsi a noi dato che ancora non può apprezzare la nostra esistenza.
Usciamo dal molo di sopraflutto e cerchiamo con gli occhi la boa, poi ci affrettiamo a sistemarci dietro la linea e spegniamo il motore, finendo l'abbrivio con la prua verso mare. Molto vicini agli scogli, fa subito notare Manuela che conclude "io faccio finta di non vedere" e si dedica a sistemare i parabordi - ad ora miseramente penzolanti dalle fiancate - in ordinati mucchi a poppa.
Issiamo il genoa, che si impegna subito nel penzolare stancamente, inerte, ora a sinistra ora a destra dell'albero, e restiamo lì, immobili, come gli altri, come le vele, ad aspettare il segnale.
Dovrebbe esserci da qualche parte una bandiera che viene ammainata, ma con questa calma piatta come si fa a vedere una bandiera? Noi non ne vediamo.
Nel frattempo Giorgio, che tra noi è l'unico ad aver mai regatato, ci informa che non dobbiamo superare la linea di partenza prima del segnale. Ne segue un'attenta analisi ad 8 occhi finalizzata a decidere se, come e quando siamo dietro la linea. Stabilita la nostra posizione regolare per poche decine di metri, ne deriva immediatamente la consapevolezza che una buona metà della flotta si trova oltre l'allineamento boa-torre, e deve pertanto rientrare prima di poter partire regolarmente. Se non fossimo sportivi - del resto abbiamo un olimpionico a bordo - ci sfregheremmo le mani per questo inaspettato, ottimo, immeritato vantaggio.
Il gommone del comitato va e viene tra le barche. Per dirgli di rientrare, qualcuno dice. Sì, ma mica possiamo aspettare i loro comodi per partire, dice un altro. Il Dio delle Regate Veliche interviene in nostro aiuto parlando per bocca di papà: "Se son fuori loro andiamo fuori anche noi, così s'imparano", ma viene ignorato. Siamo occupati in una concitata votazione che stabilirà da dove venga il vento.
La flotta fluttua lentamente preda della corrente. Qualcuno scuote le vele, qualcuno le ammaina, le cambia. Gennaker appaiono orgogliosi e sfioriscono in un attimo mostrando all'armatore - e a noi con lui - che se proprio deve essere un'andatura questa che stiamo tenendo, allora è una bolina. Altri derivano lentamente verso il largo.
Noi non vogliamo superare la linea di partenza e ci adoperiamo per rimanere immobili, con discreto successo - riveliamo qui per la prima volta l'arma segreta tanto abusata nel seguito - tant'è che quando prendo la decisione di chiedere pubblicamente informazioni siamo ormai dietro a tutti.

"Comitato, qui Duna: non sto facendo lo spiritoso, la mia è sincera ignoranza"
"Duna da Comitato: siete partiti da 20 minuti"

E così scopriamo che non siamo già ultimi solamente perché la regata comincia oltre la linea.

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