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Dove siamo, dove andiamo


La quarantena ci ha colti nel sonno, ancora storditi dal jet lag del ritorno da Cuba. Senza neanche ce ne rendessimo conto siamo rimasti bloccati in Italia, a Pomezia, e abbiamo visto dalla finestra i giorni allungarsi e, durante la nostra ora d'aria quotidiana, il clima farsi più mite. Siamo stati relativamente fortunati quando, prendendo l'occasione di un incarico da geologo marino - rimango ancora attaccato alla mia vecchia vita, dopotutto - abbiamo potuto trasferire la nostra prigionia a Santa Marinella, in un appartamentino orfano di AirBnB con balcone vista mare. Un surrogato decente del pozzetto della Duna, visti i tempi.
Del viaggio a Cuba stesso avevamo un diario - lo abbiamo ancora in realtà - che la cattività ponetina non ci ha stimolati a sistemare. Poi è arrivato il lavoro, e ho rimandato. Ora sto organizzando la fuga, e non so se farò in tempo a raccontare qualcosa prima della nostra fin troppo rimandata partenza. Ci proverò, confidando che qualcuno possa trarne piacere, o profitto.


Quindi eccoci qui, sospesi tra una quarantena che ancora non si è conclusa del tutto e una crociera programmata quando ancora si poteva programmare un viaggio per mare.
Era bella, la crociera che ci eravamo immaginati. Da Kas saremmo saliti lungo la costa turca fino a Leros. Fethiye, Ercincik, Marmaris, Dathca. Avremmo salutato gli amici, e poi saremmo andati ancora più su, passando da Ikaria, Chio, Lesbos, Limnos fino a Samotraki. Poi a ovest, visitando la Calcidica e le Sporadi prima di addentrarci nel golfo di Volos. Arrivati lì avevamo addirittura una scelta: quella di proseguire subito a favore di vento verso il Saronico o tornare prima in Dodecaneso, passare lì agosto e infine dirigerci verso Poros. Altro posto del cuore. E poi, per l'autunno: di nuovo in Turchia, o in Grecia, o addirittura provare a svernare in Italia del sud.
Ma, come premesso, questa è solo la crociera che ci eravamo immaginati. Come avevamo immaginato il consueto avvicendamento degli amici a bordo.


In questo limbo nebbioso tra l'incombente estate tirrenica e il lontano meltemi dell'Egeo, con due frontiere da attraversare, le date delle aperture che cambiano ogni giorno, le regole sanitarie incerte, quelle del buon senso vacillanti, l'unico programma cui dar credito ad oggi è quello di raggiungere Duna e farla navigare. Quando sarà possibile, dove sarà possibile, con chi sarà possibile. Presumibilmente da luglio, probabilmente in Dodecaneso, possibilmente con pochi amici e conoscenti che vorranno raggiungerci. Ma sono solo ipotesi: prima dobbiamo arrivare lì.

La vita in barca del resto ci allena costantemente a tutto questo. Alla continua necessità di controllare l'incontrollabile assecondando qualcosa che è più grande e potente di noi. Che sia il vento, che sia il mare, che siano i capricci degli Dei o anche - chi mai avrebbe potuto prevederlo - una pandemia. Se c'è da aspettare, aspettiamo. Se c'è da andare, si va. Cercando nel contempo di guadagnare qualche grado di rotta, qualche decimo di nodo, qualche minuto di tempo. Le opzioni, quando ci sono, non sempre ci piacciono, raramente ci soddisfano. Ma le accettiamo, sempre, e continuiamo a navigare.

Sarà un'estate particolare, dopo un inverno altrettanto strano. Che la stagione riservi a tutti noi un vento nuovo, pulito e buono.



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