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Visualizzazione dei post da Novembre, 2019

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Folegandros: bella (ma non) per noi

Il vero marinaio si vede - lo sanno tutti - dalla sagace modestia con cui asseconda il vento. Per questo da Despotiko, sotto Antìparos, con vento da Sud Ovest, cerco di convincere l'equipaggio ad andare - invece che alle piccole Cicladi, perfettamente sottovento - a Folegandros. Rotta Sud: 25 miglia di bolina stretta.
"Preferite spiagge bianche e acqua azzurra, come stiamo vedendo ormai da tre giorni, e comunque vedremo di nuovo a Schinousa, o un'isola recondita con un porticciolo deserto e una chora suggestiva?"
E, per addolcire la pillola: "Proviamo mezz'ora: se l'onda monta e cominciano gli schizzi accostiamo a sinistra e torniamo ai programmi precedenti"
Messa così non potevano che assecondarmi, e quindi siamo partiti nella tarda mattinata, abbiamo saltato il pranzo, siamo stati sballottati per cinque ore e infine schiaffeggiate dalle raffiche nell'ultimo miglio.

Arriviamo al porticciolo deserto insieme a una barca a motore, due a vela, un tragh…

Il paneghiri

Non è una festa, non è una danza: è una cerimonia. Una sorta di accoppiamento rituale collettivo, in cui tutti i membri della comunità si fondono in un unico organo che pulsa al ritmo ipnotico della musica. I busti si muovono all'unisono, avvicinandosi e allontandosi come i polmoni di un corridore. Scattando di lato come i muscoli di un lottatore. Ma i culi, e i piedi, giocano sul ritmo a modo loro, rivelando il carattere del proprietario. Chi è preciso, chi frettoloso, chi virtuoso, chi stanco, chi semplice, chi esuberante. Come le increspature che caratterizzano ogni onda altrimenti uguale alle altre, potente e sicura e ritmata, ora dopo ora, anno dopo anno, da sempre e per sempre. Lo straniero arriva e vede l'alcol, la musica, i balli. Si butta in mezzo, gaudente, e loro lo accettano. Si riconoscono, gli stranieri, in mezzo all'organo pulsante del paneghiri. Ma non importa, perché il rito è talmente intimo che nulla può disturbarlo. Come due innamorati possono fare l'…

Kastellorizo - seconda parte

Il militare dietro la scrivania è simpatico, ride e scherza, e ci elenca tutta una serie di possibili vie da seguire per ottenere i nostri documenti. Tutte si incontrano, però, in banca. Che è chiusa, visto che è domenica. Quindi ci consiglia di rinviare a domani, cambiando la data sulla domanda di ingresso, oppure di andare dall'agente e far fare a lui. Al porto fa caldo, e soprattutto è infestato di zanzare. Ieri notte ne abbiamo uccise almeno cinquanta, tra cabina di prua e dinette. E ognuna di loro ci aveva pizzicato almeno due volte. Decidiamo allora di mollare gli ormeggi, fare il giro attorno alle isolette e dare fondo dall'altra parte del paese, nel porto dei pescatori, a Mandraki. Lo scorso anno qui eravamo arrivati, a settembre, stanchi della stagione appena conclusa, ed eravamo rimasti all'ancora - senza scendere a terra - per una settimana. Nico aveva il suo ristorante da questa parte, all'epoca, e andando a pesca subacquea passava tutte le mattine e tutte le…

Kastellorizo - prima parte

Le mie ciabatte sul bianco del pavimento del ristorante Athina, Kastellorizo. Questo appartiene al mio campo visivo, dopo il terzo miso kilò aspro krasaki che non abbiamo nemmeno dovuto chiedere parakalò. Siamo arrivati a Kastellorizo e appena all'imboccatura dell'enorme porto già Nico si sbracciava  dalla banchina di fronte alla taverna Athina, e da quando abbiamo dato volta alle cime è stato solo un suseguirsi di abbracci e brindisi e vino olive pesce fritto e ancora brindisi e ancora vino. Nico sta bene, il nostro amico che, lo scorso anno, vedendoci fermi in rada a Mandraki da dieci giorni, senza mai esser scesi a terra, è venuto a offrirci delle ostriche appena pescate. Ci ha offerto cene, a fine stagione, e ci ha prestato la sua cucina per un giorno, quando inventatici chef abbiamo preparato in un pomeriggio cinquanta porzioni di fettuccine fatte in casa e il necessario ragù, per lui e per gli amici venutici a trovare al suo ristorante. Ora è al porto, al miglior ristora…

Il viaggiatore occasionale

"È la classica sfiga del viaggiatore occasionale," ci stava spiegando Andrea, mentre attraversavamo la strada per andare alla fermata del tram. "Quello che prende i mezzi pubblici una volta, proprio l'unica che per un problema imprevedile fanno ritardo: l'impressione che gli rimane è che lo facciano sempre, il ritardo".
Il tram era ovviamente in orario. E come avrebbe potuto essere altrimenti: siamo a Milano! E Andrea è certamente il più indicato a darci lezioni, in questo campo, dato che lui i mezzi pubblici - treni, metropolitane, linee tramviarie - li progetta e li realizza in mezzo mondo.
L'argomento era scaturito dal ritardo di oltre un'ora con cui noi tre stavamo muovendoci attraverso una Milano tanto ordinata quanto grigia di nuvole e pioggia, diretti a un appuntamento preso ben tre mesi fa: la rimpatriata con gli amici conosciuti su Orpheas la prima settimana di agosto. E anche dalla nostra personale necessità di scrollarci di dosso, qui a no…

Caunos

A settembre, di ritorno dalla nostra avventura agostana su Orpheas, abbiamo conavigato insieme a Filippo ed Eli lungo la costa turca, scendendo da Marmaris fino a Fethiye. A un giorno di vela dal porto di partenza c'è un golfo grazioso, quello di Ekincik, dove - almeno fuori stagione - è possibile incontrare persone speciali. La nostra guida ci ha avvicinato sul suo grosso gozzo turistico, ricoperta di tappeti, per proporci la classica gita a Caunos. Eravamo all'ancora, cime a terra, all'esatta ora in cui, capelli ancora umidi dall'ultimo bagno (chi li ha) e bicchiere pieno di birra in mano, il languore del tramonto mal si adattava a contrattazioni in stentato inglese a proposito di gite su fiumi evidentemente paludosi a vedere le ennesime rovine e le ennesime tombe rupestri licie. Che a contare quante ne hanno lasciate parrebbe che morire fosse la loro principale occupazione. Ma Hidayet era simpatico e così, tra un brindisi e il successivo, ci aveva convinto a prenota…

Scrittore o marinaio?

Siamo tornati in Italia da pochi giorni. Ci siamo fermati per 24 ore in quella che per i prossimi due mesi soprannomineremo "casa", e poi siamo ripartiti, in treno, alla volta di Milano. Avevamo appuntamento, qui, con l'equipaggio della prima settimana di agosto ospitato su Orpheas, questa estate: Laura, Michele, Marisa, Sarah, Savino, Anna e Andrea, nominati nell'ordine in cui li avevamo attorno a noi, a pranzo. Di venire su per salutarli è valsa davvero la pena, ma considerato il valore delle persone non potevano esserci dubbi. Ma non solo. C'è un progetto, in ballo, che partendo da Milano potrebbe fare parecchia strada, del quale scaramanticamente terremo segreto oggetto e personaggi coinvolti per ancora un mesetto. E infatti lo cancello.
Ne frattempo, di faccende in ballo ne abbiamo fin troppe. Forse avete visto in giro la copertina del nuovo libro. Si tratta del diario di viaggio, scritto a mo' di ironico duello da me e MaLa, che racconta delle nostre avven…

Giorno #7 - Km 2314 - Casa?

Alle 23:30 l'altoparlante annuncia, in tre lingue tra le quali la meno comprensibile è l'italiano, che la nave sta arrivando in porto, e che i gentili clienti sono gentilmente pregati di lasciare libere le cabine. Noi stiamo bivaccando sui divani del self service, e il gentile annuncio ha il solo effetto di far sobbalzare per l'improvviso rumore i nostri corpi stanchi. La nave, invatti, è ancora in mare aperto, e non c'è alcuna reale necessità di affrettarci.
Dopo un'ora l'altoparante annuncia di nuovo il nostro arrivo, a beneficio dei clienti accupanti le cabine che, evidentemente, vanno lasciate libere ben prima che la nave veramente attracchi.
Ancora un'ora, e di nuovo l'altoparlante. Perdìo, liberate queste cabine e lasciateci dormire! Penso. Ma subito dopo la voce rincara: è il momento di liberare anche il ponte, e di andare alle macchine.
In macchina, al buio, al freddo e sotto una pioggerellina londinese che poco si adatta sia a Brindisi che al nost…

Giorno #6 - Km 1533 - Ioannina

Non ricordo se già l'ho scritto, ma poche settimane fa MaLa ha gettato il suo telefono in acqua. È rimasto lì per un poco, apparentemente a portata di mano... se solo fossi stato rapido a tuffarmi nello stretto spazio tra le due barche.  Ma ho pensato:  - Ormai è andato. E subito dopo, quando era ancora lì:  - Ce l'avrei sicuramente fatta, poco fa, ma ormai, adesso, è andato di certo. E poi, quando ancora acceso scendeva piano, controvoglia:  - Forse avrei potuto salvarlo, un attimo fa, ma ormai è troppo tardi. E così via, fino a quando, a un paio di metri dalla superficie, si è spento ed è sparito alla nostra vista sgomenta.  Io avevo perso tempo a calcolare come meglio entrare in acqua evitando di sbattere la testa sugli scafi - che un telefono non vale una vita, soprattutto la mia, l'unica personale occupazione a tempo pieno cui mi dedico da anni - ma anche  a elencare mentalmente quello che avrei dovuto togliermi prima del tuffo. Il mio, di telefono, e gli occhiali.
I miei occh…

Giorno #5 - Mi mancherà, la Grecia

Mi rendo conto solo ora che non so nemmeno come si chiama.
Il padrone di casa, il padre di Yannis.
Stamattina mi ha accompagnato, con la mia sferragliante C3, fino da Yavvas, il meccanico, figlio di un suo amico di infanzia. Arrivati lì, mi ha fatto compagnia per un'ora buona, prima in attesa dell'arrivo del titolare, poi in attesa che io, Yavvas e tutti gli altri ci mettessimo d'accordo sul guasto alla macchina e su come e quando ripararlo. Perché qui in Grecia è così: un problema lo si risolve tutti insieme. E nel frattempo ci si chiede "Come stai?", e "Di dove sei?" e del tuo lavoro, dei tuoi progetti. E nel frattempo tra loro, li capisco un poco, parlano di amici comuni che si sono sposati da poco con la moglie del cugino di qualcuno che non è tra i presenti ma che qui tutti conoscono.
Trovato un accordo, peraltro ottimo, per sostituire la mia frizione entro il pomeriggio, il padrone di casa ha chiesto a uno dei presenti di riaccompagnarci fino in paes…

Giorno #4 - km 1113 - To Megàlo Problema

Siamo in montagna, da qualche parte sopra Kavala, e fuori piove.
Siamo arrivati qui in serata, ieri, dopo aver pagato il nostro riscatto ai doganieri turchi. Entrati in Grecia, poi, la macchina ha cominciato a fare un rumore strano, un cigolio deciso proveniente, secondo i miei calcoli, dalla frizione. Lo fa a folle, aumenta a pedale premuto, e lo fa un po' meno in marcia. Cuscinetto reggispinta? Volano? Ce lo dirà il meccanico, solo che oggi è domenica e "Olla ine klistà".
Ieri sera, scrivevo, siamo arrivati sferraglianti davanti a questa villetta sperduta tra le montagne, siamo scesi, abbiamo bussato, e abbiamo scoperto che la proprietaria non sapeva nulla della nostra prenotazione. Panico, più suo che nostro, telefonata al figlio, unico della famiglia e forse del villaggio a parlare inglese, soluzione del problema: noi andiamo a mangiare mentre lei prepara la camera.
La cena è stata a dir poco commovente. Una trattoria pulita, calda, con il vociare greco in sottofondo. E…

Giorno# 3 - Km 1113 - La frontiera Vogon

Teoricamente il pezzo forte della giornata appena trascorsa avrebbe dovuto essere l'attraversamento dei Dardanelli in ferry boat. Avevo già in mente la descrizione romantica del vento che spiana le onde e ci accompagna sulle acque dall'Asia all'Europa, da Troia alla Macedonia. Ed è più più o meno stato così, a parte per il dettaglio che il vento spirava da nord, cercando di impedirci lo sbarco in terra amica.
In realtà, però, il clou di oggi sono state le tre ore perse alla dogana turca, rimbalzato da un ufficio all'altro senza avere nemmeno la possibilità - se non negli ultimi cinque minuti - di capire il motivo e la causa profonda delle mie traversie.
È andata che alla prima barriera abbiamo mostrato i passaporti, e i visti turistici di residenza. Al secondo ufficio, sempre senza scendere dalla macchina, abbiamo mostrato solo i passaporti. Il tipo baffuto ci ha mandato via rapido con un gesto della mano e un "Tamàn, Carlo". Al terzo e ultimo posto di blocco l…

Giorno #2 - 800Km - Ai confini dell'Asia

L'albergo ha la vasca termale in camera. L'acqua esce dal rubinetto a 60°C ed è quella chiamata "red thermal water", dove per "red" si intende il colore marrone del fango rimestato. A parte questo, la stanza è piccola, il letto pure, così come le lenzuola e le coperte: la notte si rivela un lento e angosciante dormiveglia - facilitato dalla luce dei lampioni che entra indisturbata dalla finestra priva di tende - passato a tirarci l'un l'altra le misere stoffe che dovrebbero difenderci dal freddo montano.
La sveglia ci trova gonfi di sonno arretrato, e irritabili. Montati in macchina ci dirigiamo verso la rotonda che porta all'uscita del paese. È un montarozzo di travertino alto tre metri, con un diametro di forse dieci, dal cui cucuzzolo scende acqua termale calda. Molto suggestivo.
Peccato che sbagliamo strada, e torniamo a girarci intorno. E poi la sbagliamo di nuovo, e di nuovo. E ogni volta ci ritroviamo a orbitare attorno alla sorgente del pa…

Giorno #1 - 200Km - Inizia il ritorno

Ce l'abbiamo fatta. Sono quindici giorni che rompiamo le palle a tutti sostenendo che "Domani ce ne andiamo". E giù saluti, promesse per il prossimo anno - che come si dice a Roma: "Beato chi c'ha un occhio" - e soprattutto cene di commiato. Gli amici del pontile, quelli del diving, e del ristorante, e del marina. Duna piena come non mai di persone, cibarie, chiacchiere e raki.
Sì, perché finalmente - e oserei dire fortunatamente - abbiamo scoperto il raki. Quello vero, intendo, quello che la maggior parte dei turchi si fa da sola a casa, viste le tasse suli alcolici che sfiorano il 75%. E lo fanno bene, lo fanno buono e, i nostri amici non saranno forse contenti di quel che sto per dire della loro bevanda nazionale, somiglia molto all'ouzo greco.
Il migliore lo distilla a Istanbul il padre di Bora, ma anche quello di Erhan, fatto lasciando in infusione zucchero e aromi nell'alcol procuratogli dal suo amico chimico, non è male. Così come quello di Tai…

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